Non più autocelebrazioni: perché gli anniversari degli Studi stanno diventando beni pubblici

Perché le ricorrenze non sono più solo autocelebrazione, ma dispositivi di senso per città, clienti e comunità professionali

Per molto tempo, negli studi professionali, le ricorrenze importanti – i venticinque, i cinquanta anni – sono state gestite come un affare interno: una cena, qualche gadget, un volume celebrativo a tiratura limitata, qualche post sui social.

Oggi questo approccio comincia a mostrare i suoi limiti, soprattutto in contesti come quello legale e fiscale, dove la credibilità non si misura solo sulla competenza tecnica, ma anche sulla capacità di essere parte consapevole delle trasformazioni economiche, sociali e urbane.

Un anniversario, soprattutto se “tondo”, non è solo un traguardo cronologico: è un dispositivo narrativo. È il momento in cui uno studio è chiamato a rispondere a tre domande fondamentali: che cosa abbiamo fatto in questi anni, che cosa abbiamo imparato e che cosa vogliamo restituire al contesto in cui operiamo.

Da come si risponde a queste domande – e da come lo si racconta – dipende la qualità della celebrazione.

Quattro modi (molto diversi) di “festeggiare” uno studio

Guardando alle esperienze italiane e internazionali, si possono riconoscere almeno quattro grandi tipologie di approccio alle ricorrenze degli studi professionali.

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