È innegabile che l’intelligenza artificiale e il suo impiego in diversi ambiti sia oggetto dell’attenzione di molti nel corso degli ultimi anni. L’interesse verso l’applicazione delle varie forme di intelligenza artificiale nei vari ambiti è sempre crescente e con esso aumentano le fasi di sperimentazione per comprenderne le caratteristiche e sfruttarne al meglio le potenzialità. Ma entrando nello specifico della comunicazione, l’intelligenza artificiale può essere considerato un alleato nell’attuazione dei piani di comunicazione o invece bisogna accuratamente guardarsi bene dal suo utilizzo?
La svolta tecnologica dell’applicazione dell’intelligenza artificiale sta muovendo pareri contrastanti tra critiche e sostenitori. È innegabile che un suo corretto utilizzo può abbattere rapidamente i tempi di produzione, ma come in molte cose è fondamentale conoscere accuratamente lo strumento che si va ad utilizzare e farlo nel modo più corretto.
L’intelligenza artificiale applicata alla comunicazione fornisce agli operatori della comunicazione un’occasione di crescita: l’IA è un valore aggiunto se può aiutare a ragionare meglio, offre l’occasione, data da un maggiore tempo impiegato per sviluppare il pensiero, e generare informazione migliore a parità di tempo investito. Ma al contempo si pone la necessità di una revisione delle regole etiche, sulle quali la libera espressione si basa; e non si può non fare un ragionamento riguardante la tutela dei dati, sia personali, che aziendali, oltre che attivare dei processi che possano tutelare le persone da ogni tentativo manipolatorio.
