Comunicazione al femminile: differenze innate o adattamenti culturali?

Negli ultimi decenni, la ricerca ha cercato di definire e comprendere le caratteristiche della comunicazione nella leadership femminile, evidenziando tratti comuni come l’empatia, la capacità di ascolto e un approccio inclusivo e collaborativo.

Credo che la parola “empatia” meriti un minimo di approfondimento perché il rischio che venga -secondo uno stereotipo diffuso- immediatamente associata a un comportamento “morbido e delicato” è tanto elevato quanto fuorviante.

Lo studioso Jamil Zaki, psicologo e ricercatore all’Università di Standford, definisce l’empatia un termine che in psicologia comprende almeno tre modi attraverso i quali ci connettiamo con le emozioni degli altri.

Una prima forma è l’empatia emotiva, ovvero il percepire indirettamente i sentimenti di un’altra persona. Anche fisicamente: per esempio, se qualcuno si fa male a un piede, una persona con questo tipo di empatia sente un leggero dolore.

Una seconda forma è l’empatia cognitiva, cioè il tentativo di comprendere ciò che un’altra persona prova e perché.

Infine, c’è la preoccupazione empatica o compassione, ossia la motivazione che ci spinge a migliorare il benessere degli altri.

L’empatia è un’esperienza e non va confusa con la gentilezza che invece è un’azione che scegliamo di compiere. La gentilezza a sua volta può essere di due tipi.

Se si aiuta un’altra persona in modo da trarne anche dei vantaggi personali, si parla di cooperazione.

Se, invece, l’aiuto è privo di benefici collaterali, o addirittura comporta il sacrificio di qualcosa di proprio, allora si tratta di altruismo.

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