Riforma dell’ordinamento forense: nuove prospettive per l’avvocatura italiana

Il progetto di riforma dell’ordinamento forense presentato dal Consiglio Nazionale Forense delinea un quadro normativo profondamente rinnovato per l’avvocatura italiana. Appare dunque opportuno esaminarne alcuni tratti salienti che si pongono come fortemente innovativi del quadro normativo esistente.

Rafforzamento dell’esclusività professionale

La riforma potenzia significativamente l’ambito di attività riservate esclusivamente agli avvocati. L’articolo 4, infatti, non solo conferma l’esclusività dell’assistenza e rappresentanza nei procedimenti giudiziari, ma la estende espressamente alle “procedure arbitrali, nei procedimenti di risoluzione alternative delle controversie, nei procedimenti di volontaria giurisdizione e nei procedimenti amministrativi a carattere contenzioso e precontenzioso.”

Inoltre, il progetto di legge prevede che l’attività di consulenza e assistenza legale, quando svolta in modo “continuativo, sistematico, organizzato e dietro corrispettivo“, diventi prerogativa esclusiva degli iscritti all’albo e dei praticanti abilitati. È poi particolarmente innovativo il comma 6, che sancisce la nullità delle pattuizioni aventi ad oggetto il pagamento di compensi per consulenza legale a soggetti non iscritti all’albo. Questa norma potrebbe avere un impatto significativo nel contrasto al fenomeno dei “consulenti legali” non abilitati, fornendo uno strumento concreto per tutelare sia la categoria professionale sia i cittadini.

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