La comunicazione è femmina!

Se un genere si deve dare alla comunicazione, allora, senza alcuna ombra di dubbio, asserisco che questo sia il genere femminile. E non perché il sostantivo italiano si colloca di per sé in questa “categoria”, ma perché a mio avviso, i pilastri portanti di un efficace progetto di comunicazione reggono meglio se questo si fonda sui punti salienti dell’essere femmina, e vi spiego il perché.

Forza vs Umiltà

Se la comunicazione di uno studio professionale si fondasse esclusivamente sull’imporre l‘idea di una posizione di forza/dominante (caratteristica storicamente cucita addosso all’universo maschile) questa correrebbe il rischio di apparire presuntuosa, pretestuosa e, a tratti, indisponente. Far ruotare tutta la comunicazione intorno ad un progetto autocelebrativo, risulta essere come un boomerang, con un effetto di ritorno che può essere devastante, e che al contrario di ciò che si vorrebbe sottolineare, ossia i punti di forza, fa invece emergere più facilmente le debolezze, le insicurezze; per cui tutto ciò che attorno a questo concetto si crea, rischia, inesorabilmente di disgregarsi.

L’umiltà, invece, più vicina all’universo femminile, se adottata come principio di comunicazione, fa da volano proprio alle competenze che, in maniera discreta, mai prepotente, ma concreta, si delineano. Sono i fatti a parlare, gli argomenti, e a questo proposito: un articolo, un post, un messaggio scritto con cognizione di causa, con competenza e professionalità, fa molto più effetto rispetto alle tante affermazioni sbandierate ai quattro venti (social, siti etc) nelle quali si autoafferma la propria bravura. Lasciate sempre che siano gli altri a dire che siete bravi!

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