Sostenibilità e nuovi modelli di business

Negli ultimi quindici giorni mi sono trovata due volte a intervenire in convegni in cui ho parlato di integrazione tra studi.

Le ragioni che da tempo ormai spingono verso riflessioni di questo genere sono legate a fattori diversi che comprendono cambiamenti di contesto, ragioni di opportunità economica, possibilità o necessità di competere con realtà che prima non esistevano o non erogavano quei servizi, voglia di cambiare e di misurarsi con sfide diverse.

Al di là della scelta della formula societaria più adeguata -che lascio volentieri agli esperti- insisto sul fatto che molte avventure partono tra mille entusiasmi salvo arenarsi durante il tragitto o, nel peggiore dei casi, portare a un esito inizialmente positivo ma che si trasforma presto in una sorta di agonia premorte più o meno lunga e sofferta.

Durante i miei interventi ho sottolineato che è fondamentale -prima ancora di pianificare accuratamente tutte le fasi che portano all’integrazione, dalla ricerca del partner più adatto alle attività operative da svolgere una volta trovato l’accordo- avere molto chiaro chi si è e soprattutto perché si sta procedendo ad una integrazione.

Si torna al discorso del purpose -di cui già ho parlato diverse volte- e cioè alla ragione ultima per cui lo studio esiste e quindi alla chiara comprensione di chi si è per sapere scegliere senza troppe esitazioni che cosa si vuole fare e con chi.

Ma si torna anche alla necessità di avere una propria strategia di sviluppo di cui un’integrazione è solo una delle scelte possibili, non la via obbligata.

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