Le nuove strade della sostenibilità aziendale
di Andrea OnoriÈ da poco trascorso l’anno 2025, che è stato silente testimone della Riforma dell’impianto normativo europeo sulla sostenibilità.
CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), ESRS (European Sustainability Reporting Standards), VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) e TASSONOMIA sono state oggetto di una c.d. semplificazione normativa e di un generale (sperato, a parere di chi scrive) coordinamento delle norme per ridurre gli impatti, utilizzando un termine caro alla sostenibilità, negativi che l’impianto normativo avrebbe portato alle imprese europee.
In questa occasione non si vuole approfondire e capire se è stata una semplificazione o una sostanziale deregolamentazione. Ci sarebbero gli elementi per sostenere entrambe le posizioni.
Oggi, cercheremo di comprendere, alla luce dell’attuale quadro normativo, seppure ancora non ufficiale, ma solo ufficioso, quali sono i prossimi passi della sostenibilità aziendale che le aziende private e i professionisti potranno percorrere e se questi saranno passi da compiere per scelta strategica o per dovere normativo.
Inoltre, cercheremo di individuare quali sono oppure saranno i settori che verranno interessati da un percorso di sostenibilità inevitabile, nonché quali saranno gli attori di questa “spinta sostenibile” che interesserà le aziende del settore privato e pubblico.
Prima di dare questa risposta analizziamo cosa succede “fuori dalla porta”, ovvero fuori dell’Europa.
La prima considerazione è quella relativa al pacchetto “Omnibus” sulla sostenibilità: prima di essere una riforma tecnica e di c.d. semplificazione (chi scrive ha idee differenti), è una perdita di “competitività” dell’Europa con il resto del mondo, in ambito di “leadership sostenibile”.
A livello europeo e internazionale, sappiamo bene che l’Europa si è mossa per ultima nella definizione di standard di riferimento sostenibili, GRI e ISSB avevano già una diffusione a livello mondiale a valere anche su soggetti economici europei.
Poteva essere l’occasione di “definire” un nostro “territorio tecnico” di sostenibilità e diventare un punto di riferimento per tutti i maggiori player mondiali, con la CSRD agli ESRS, sempre a parere di chi scrive, ci sarebbe stata la possibilità concreta di “competere” con il resto del mondo, ma ciò non è stato.
La regressione complessiva dell’impianto europeo sulla sostenibilità ha di fatto lasciato “pista libera” agli ISSB, che sono divenuti oggi il riferimento degli standard ESG globali, oltre ai GRI.
A livello mondiale, già oltre 30 Stati (non europei ovviamente) hanno scelto di adottare o stanno per scegliere di adottare gli standard ISSB.
Tale mercato, che secondo stime internazionali rappresenta oltre il 55% del PIL globale, sta andando in quella direzione, perché l’impostazione degli ISSB ha praticamente definito una codificazione unitaria relativamente alla finanzia sostenibile per l’intero pianeta.
Gli ISSB sono destinati a guadagnare terreno raggiungendo e regolamentando, secondo le proiezioni degli advisor internazionali, un territorio (Nazioni adottanti) che copre oltre il 70% del PIL globale, e oltre il 60% delle emissioni di GHG.
Anche la Cina ha definito un proprio programma di sostenibilità.
I CSDS (Corporate Sustainability Disclosure Standards), adottati nel novembre 2024, sono il nuovo sistema di rendicontazione ESG unificato e obbligatorio della Cina, per allinearsi agli standard globali (ISSB) e obiettivi climatici (picco emissioni 2030, neutralità 2060), imponendo la doppia materialità e una roadmap progressiva che parte dalle grandi quotate nel 2026 per estendersi a PMI e catene del valore entro il 2030, influenzando significativamente le aziende europee che operano nel mercato cinese.
Di fatto, la Cina sta costruendo una struttura di reporting che dialogherà con i mercati finanziari internazionali mediante interoperabilità con gli ISSB.
L’Europa dovrà imparare ad applicare gli ESRS, ma, di fatto, questi ultimi dovranno essere interoperabili con gli ISSB, per non restare esclusi dai mercati mondiali.
Nel 2026, con l’entrata in vigore delle Linee guida EBA sulla gestione dei rischi ESG, le banche inizieranno, finalmente, forse, a muoversi con la definizione di covenant ESG inseriti all’interno dei contratti di finanziamento e sull’analisi di Rating ESG, cosa che oggi non è stata fatta.
Gli istituti bancari sono stati il vero importante stakeholder assente e silente nel contesto della sostenibilità in questi ultimi 2 anni. Tanti file excel inviati (se davvero questo è stato), ma non gestiti o addirittura sminuiti o dichiarati inutili dagli stessi operatori bancari.
In ambito bancario, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il 22 Dicembre 2025, ha pubblicato la Tabella di interoperabilità tra il “Documento per il dialogo di sostenibilità tra Pmi e Banche” (aggiornato a Dicembre 2025) e lo standard europeo VSME, nell’ambito dei lavori della Finanza sostenibile.
La Finanza sostenibile, nel 2026, sarà caratterizzata da tali informative.
Da ultimo, gli investitori internazionali, certamente, avranno una maggiore attenzione nei confronti degli standard ISSB e li useranno come un benchmark per le loro analisi e confronti economico finanziari.
L’adozione degli standard di rendicontazione sostenibile CSRD/ESRS dovrà parlare anche ISSB.
Ritornando alle questioni di sostenibilità poste.
Punto di partenza è la certezza che, oramai, la sostenibilità è entrata nel quotidiano delle aziende e inizia a essere parte della cultura, della dialettica oltre che della strategia aziendale, nei casi più virtuosi o per obbligo giuridico.
Comunque, c’è ancora molta strada da fare.
Tale risultato lo si è raggiunto proprio nello stesso periodo in cui chi ha pensato alla sostenibilità come modo organizzativo e di visione aziendale, chi l’ha disciplinata, regolamentata e standardizzata, ha, di fatto, rideterminato gli elementi che avrebbero permesso alla sostenibilità di diffondersi rapidamente, in modo sistemico e sistematico.
La sostenibilità aziendale è un concetto che trova il suo punto di effettiva efficacia solo se è diffusa all’interno del sistema economico, se tutti i soggetti rispettano le stesse regole e sono collegati, non solo, nella “catena del valore”, ma anche, a parere dello scrivente, nella “rete del valore”.
Quali sono oggi le prospettive di sostenibilità a livello nazionale?
Partiamo dai numeri.
Con la Riforma della CSRD le aziende coinvolte “pre-omnibus” erano all’incirca 5.000; “post-omnibus” sono all’incirca 800. Riduzione: 84% circa.
Alla luce dei dati sopra indicati, la via della sostenibilità nell’ambito privato obbligatorio si è di fatto azzerata a livello nazionale e con sé anche tutti gli effetti di trascinamento.
Quale è il settore che sta vedendo, per contro, negli ultimi anni, una spinta sostenibile importante? Il settore pubblico.
I criteri ESG sono stati integrati, a cura della Legge n. 199/2025 (Legge di bilancio 2026), in una molteplicità di misure normative che incidono sulla destinazione delle risorse pubbliche, sui criteri di accesso alle agevolazioni, nonché sui rispettivi criteri di controllo.
Il “Piano Nazionale di Sostenibilità” in Italia si identifica principalmente con la “Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS)”, che declina gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 nel contesto nazionale, integrando aspetti economici, sociali e ambientali, e guidando politiche e investimenti per un futuro più equo e resiliente.
Quest’ultimo si articola in vari piani settoriali e programmi specifici, come il Piano per la Transizione Ecologica (PTE) oppure in iniziative per il Green Public Procurement (GPP) o altro.
Accanto al SNSvS ci sono i Criteri Ambientali Minimi (CAM) che sono requisiti ambientali obbligatori per gli appalti pubblici in Italia, definiti dal Ministero dell’Ambiente, che guidano le stazioni appaltanti verso l’acquisto di prodotti, servizi e lavori che siano migliori dal punto di vista ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita, favorendo l’economia circolare e la sostenibilità.
In conclusione, nel 2026 ci si aspetta una significativa spinta della Rendicontazione di Sostenibilità da parte delle Banche e principalmente nell’ambito di operatività del settore pubblico.


