27 Settembre 2014

La settimana finanziaria

di Direzione Finanza e Prodotti - Banca Esperia S.p.A. Scarica in PDF

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Tutti i mercati azionari in contrazione, Giappone escluso
Borse decisamente negative negli
Stati Uniti, con l’avvio delle operazioni militari su larga scala volte, secondo le affermazioni del Presidente Obama, “alla distruzione dell’Isis”. In termini di dati, gli indicatori riguardanti i Jobless Claims hanno mostrato una dinamica migliore delle attese, così come gli ordini di beni durevoli, risultati più elevati delle aspettative. Entrambe le letture puntano però verso una FED più vigile e più propensa ad avvicinare l’orizzonte temporale correlato al rialzo dei tassi di interesse. In chiusura del periodo di rilevazione, nella sessione di Giovedì sera, hanno innescato una notevole presa di profitto.
S&P -2.26%, Dow -1.85%, Nasdaq -2.32%.
L’
Asia replica, in termini di dinamica, lo stesso movimento della scorsa settimana: il Giappone beneficia del rapporto Dollaro-Yen, ma il dibattito sulla sostenibilità della crescita cinese ha comportato una maggior prudenza sugli indici asiatici. L’indice di Sidney continua anche questa settimana a soffrire, a causa della performance negativa dei metalli industriali che, come già affermato, sono la “derivata seconda” della crescita di Pechino.
Nikkei +1.01%, HK -2.56%, Shanghai +0.8%, Sensex -2.49%, ASX -2.2%.
I
mercati azionari europei, dopo una prima accelerazione successiva ai risultati del referendum in Scozia (che hanno disinnescato, secondo molti analisti, parecchie velleità di carattere secessionista in tutto il blocco continentale), hanno cominciato a ritracciare, schiacciati soprattutto dalla pubblicazione di dati macro che descrivono come la ripresa si sia in pratica bloccata.
MSCI -2.05%, EuroStoxx50 -2.11%, FtseMib -3.39%.
Continua a rafforzarsi il
Dollaro: contro lo Yen il livello si è questa settimana stabilizzato a 109, dopo una serie di commenti da parte del Premier nipponico Abe, ma contro Euro la valuta americana ha mostrato una ulteriore dinamicità, arrivando a bucare il livello di 1,27.
 
Dollaro, crescita europea e sostenibilità cinese i maggiori interrogativi
In
America gli analisti hanno elaborato quanto emerso dal FOMC della scorsa settimana, prendendo nota anche delle dimissioni di Plosser (FED Philadelphia) e Fisher, che hanno lasciato la FED priva di due falchi, da sempre più inclini a una politica monetaria maggiormente restrittiva. Si avvicina l’inizio della Reporting Season relativa al terzo trimestre e qualche dubbio potrebbe avere cominciato a farsi largo nelle riflessioni degli analisti: quanto pesa l’accelerazione del Dollaro contro tutte le monete in termini di impatto sugli utili delle aziende USA? In questa direzione va anche il commento del Presidente della FED di New York Dudley, che ha affermato che un rafforzamento eccessivo del Dollaro potrebbe avere conseguenze sulla crescita e potrebbe rendere più difficile l’attività della Federal Reserve, finalizzata a riportare “in Target” l’inflazione. Il tono dei mercati è stato poi disturbato nella giornata di Giovedì da Jobless Claims e ordini di Beni Durevoli, che, risultati più brillati delle attese, hanno riacceso i timori in merito a un possibile effetto di questi numeri sulle decisioni della FED.
In termini societari, il vero interrogativo era il risultato della quotazione di Alibaba, che ha avuto grande successo a Wall Street, con un’apertura Venerdì nell’intorno di quota 100, dopo essere stata piazzata al massimo della forchetta, 68 USD. Come già visto durante numerosi conflitti recenti, l’avvio delle ostilità contro lo Stato Islamico ha innescato un rally di tutti i titoli USA legati alle commesse militari. Apple restituisce parte di quanto guadagnato dopo la presentazione dei nuovi prodotti da parte di Tim Cook nelle scorse settimane, a causa di problemi nell’installazione del nuovo sistema operativo e della relativa fragilità strutturale di IPhone6 e IPhone 6 Plus.
L’
Asia ha continuato a mostrare la performance positiva del Giappone, sostenuto soprattutto dagli esportatori, vista la dinamica valutaria. Questo anche se sia il Premier Abe, sia alcuni commentatori, tra i quali il  vicedirettore di BoJ Kawazuma, hanno puntualizzato che a lungo termine la debolezza dello yen eroderebbe i profitti delle imprese, indebolendo la capacità di acquisto dei giapponesi e rischiando di innescare un nuovo meccanismo recessivo. Il ministro delle Finanze Cinese Lou Jiwei ha, invece, affermato che la prima economia dell’Asia è sotto pressione, anche se non prospetta al momento alcuna variazione nell’atteggiamento di PBoC in risposta a variazioni in “singoli indicatori economici”. Questa affermazione, secondo molti commentatori, equivale ad affermare che, se la Cina non ha intenzione di reagire a dati avversi con la consueta potenza di fuoco, questa si stia rassegnando ad accettare un livello di crescita più basso: il famoso e reiterato livello del +7.5%, da sempre contenuto nelle statistiche e nella retorica cinese, sembra al momento quindi difficilmente raggiungibile. Moderatamente positiva alla lettura dell’indice redatto da HSBC e Markit, pari questo mese a 50.5 contro aspettative di 50 (e un dato precedente pari a 50.2). S&P ha, invece, affermato che non prevede per la Cina un’ondata di default dei veicoli immobiliari, in quanto i governi locali sarebbero in grado di tollerare un 50% di diminuzione nei ricavi del settore. Bloomberg ha, inoltre, riportato che molte regioni stanno gradualmente riducendo le misure di contrasto alla speculazione immobiliare. Una spinta positiva ai mercati asiatici, posto che il cambiamento in genere presuppone un maggior grado di attività e reattività, è venuta invece dalle indiscrezioni del WSJ, che vedrebbe il Presidente cinese Xi in procinto di sostituire il governatore di People Bank Of China Zhou.
Passata la paura di un “Domino Effect” successivo alla secessione Scozzese, i mercati hanno di nuovo cominciato a focalizzarsi sulle questioni di carattere economico, anche se disturbati dalle operazioni militari contro lo Stato Islamico e l’abbattimento di un jet siriano da parte di Israele. La crescita europea rimane l’argomento maggiormente dibattutto dai commentatori, abbastanza delusi dal PMI composite che mostra un modesto peggioramento suddiviso in modo bilanciato tra servizi e manifattura e che evidenzia un indebolimento della Francia, un modesto rafforzamento della Germania e lascia trasparire debolezza anche per i periferici, la cui lettura verrà distribuita unitamente alle revisioni nel breve. Gli analisti giudicano questi dati inconcludenti ai fini della risoluzione dei problemi occupazionali in Europa. Nella stessa direzione l’IFO Index pubblicato in settimana, sotto le attese sia per la parte Actual, sia per quanto riguarda la parte nettamente più importante, quella relativa alle aspettative. Queste rilevazioni, che mettono in evidenza quanto sia fragile le ripresa in Europa, armano di fatto il braccio della BCE per un vero Quantitative Easing prima della fine dell’anno, secondo molti commentatori.
 
La prossima settimana sarà nuovamente dedicata al Labor Report.
La prossima settimana vedrà nuovamente gli operatori focalizzarsi sulla pubblicazione dei dati inerenti al mercato del lavoro (in questo momento probabilmente l’indicatore maggiormente seguito dalla Federal Reserve) sul Case Shiller Index, che dovrebbe fornire qualche indizio in più in merito al Real Estate americano e su altri dati come Consumer Confidence, ISM, manifatturiero e servizi, Chicago Purchasing Manager Index.

Finestra-andamento-mercati-26-Settembre-2014-1

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