18 Luglio 2017

DIRITTO DEL LAVORO

Licenziamento per giusta causa

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 12 giugno 2017, n. 14564 Licenziamenti individuali – Giusta causa – Direttore di filiale – Proporzionalità della sanzione – Sussiste MASSIMA Sussiste il licenziamento per giusta causa del direttore di filiale che, violando la disciplina interna, trasferisce, senza il consenso dei clienti, i conti corrente presso un’altra succursale. Ai fini della sanzione espulsiva conta molto la qualifica rivestita dal dipendente che, si presume, sia a conoscenza delle disposizioni aziendali. COMMENTO Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un’ipotesi di licenziamento per giusta causa intimato ad un direttore di filiale che, violando la disciplina interna, aveva trasferito alcuni conti corrente presso un’altra sede senza il consenso dei clienti. Il Giudice di…

CRISI DI IMPRESA

Crediti prededucibili e attivo fallimentare insufficiente

In molte occasioni, l’attivo fallimentare è di importo talmente esiguo da non riuscire a soddisfare totalmente i creditori prededucibili, o, addirittura, da non consentire il pagamento del compenso liquidato al curatore fallimentare. Sul punto si rende preliminarmente opportuno ricordare che possono essere considerati prededucibili, ai sensi dell’articolo 111 L.F., i crediti “così qualificati da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali”. Il successivo articolo 111-bis L.F. chiarisce quindi che i crediti prededucibili liquidi, certi e non contestati per collocazione e per ammontare possono essere soddisfatti al di fuori del procedimento di riparto se l’attivo è presumibilmente sufficiente a soddisfare tutti i titolari di detti crediti. Il successivo comma 4 del medesimo…

DIRITTO E REATI SOCIETARI

Se l’assemblea non delibera la società si scioglie

Le società con esercizio coincidente con l’anno solare hanno ormai approvato il bilancio di esercizio, pur nei casi in cui si è beneficiato del maggior termine di 180 giorni. Purtuttavia, vi potrebbero essere delle situazioni nelle quali l’assemblea dei soci non riesce a deliberare l’approvazione del bilancio. In questi casi gli amministratori non possono essere ovviamente sanzionati per il mancato deposito del bilancio di esercizio, ma non possono comunque disinteressarsi della situazione che si è venuta a creare nella compagine societaria. Ai sensi dell’articolo 2484, comma 1, n. 3, cod. civ., gli amministratori devono infatti verificare se ricorre una causa di scioglimento della società, “per l’impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea”. Con specifico riferimento all’impossibilità di funzionamento, si pensi a tutti quei casi in cui l’assemblea si riunisce e si costituisce validamente, ma non riesce a deliberare a causa…

DIRITTO BANCARIO

Interessi moratori e usura: conferme giurisprudenziali

Appare ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui gli interessi di mora rappresentano un onere eventuale che non si ricollega all’erogazione del credito, onere non dovuto dal momento ed in ragione dell’erogazione del finanziamento, ma solo a seguito del realizzarsi dell’inadempimento da parte del debitore, cioè di un evento ulteriore, futuro ed incerto, rimesso alla sfera volitiva di quest’ultimo. Il carattere eventuale di tale onere è rilevante in quanto non è sufficiente che sia stato pattuito o promesso, ma occorre che si sia realizzata la fattispecie applicativa (ritardo nell’adempimento, risoluzione del contratto, ecc.), poiché soltanto a questa condizione la potenzialità può considerarsi divenuta effettiva. Gli interessi di mora, dunque, non possano assumere rilevanza ai fini della verifica sull’usura, senza che si…

CRISI DI IMPRESA

La Cassazione chiarisce cosa deve intendersi per «pagamenti nei termini d’uso» ai fini dell’esenzione dalla revocatoria fallimentare

Cassazione Civile, sez. I, 7 dicembre 2016 n. 25162; Pres. Nappi; Est. Di Virgilio; P.M. Renzis (concl. diff.). Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Atti a titolo oneroso – Esenzione – Pagamenti «nei termini d’uso» di cui all’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. – Nozione (r.d. 16 marzo 1942 n. 267, legge fallimentare, art. 67) [1] Il rinvio dell’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. ai «termini d’uso», ai fini dell’esenzione dalla revocatoria fallimentare per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa, attiene ai tempi ed alle modalità di pagamento proprie del rapporto tra le parti e non già alla prassi del settore economico di riferimento. CASO [1] La curatela del fallimento di una s.r.l. chiedeva…

ESECUZIONE FORZATA

Sui rimedi esperibili avverso l’ordinanza di assegnazione dei crediti ex art. 553 c.p.c.

Nell’espropriazione presso terzi la fase dell’assegnazione assolve alla funzione di trasferimento coattivo del diritto, ma, complici le modalità di accertamento “semplificato” introdotte dal legislatore a partire dal 2012, l’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. risolve questioni sostanziali inerenti i diritti coinvolti dal pignoramento. Ne deriva un necessario adattamento del sistema dei rimedi esperibili avverso l’ordinanza di assegnazione, in cui l’opposizione agli atti esecutivi ha assunto un ruolo centrale. Il rimedio generale avverso l’ordinanza di assegnazione. L’opposizione agli atti esecutivi. – 2. Limiti di ammissibilità dell’appello. – 3. Ancora sull’opposizione agli atti esecutivi. Casistica. – 4. I rimedi esclusi. – 5. L’impugnazione dell’ordinanza nel successivo processo esecutivo. 1.Eccetto il caso di cui all’art. 548, comma 2, c.p.c., la legge non prevede…

PROCEDIMENTI DI COGNIZIONE E ADR

Implacabili contrasti giurisprudenziali sull’ambito applicativo dell’art. 696 bis c.p.c.: un decisivo scontro nel campo di battaglia del contenzioso bancario?

Trib.Verona 6 marzo 2017 (ord.) Procedimento civile – Consulente tecnico – Istruzione preventiva – Conciliazione in genere – Ammissibilità – Contratti bancari (Cod. proc. civ. art. 696 bis)   [1] L’istituto dell’accertamento tecnico preventivo in funzione conciliativa può trovare applicazione, per quanto concerne l’ambito bancario, anche allo scopo di accertare e determinare ogni forma di credito da inadempimento latu sensu inteso, potendosi ravvisare la predicata mancata o inesatta esecuzione (quale titolo su cui fondare il diritto alla restituzione dell’indebito oggettivo, primaria manifestazione del diritto al risarcimento in forma specifica) non solo in via negoziale ma anche extracontrattuale.   [2] Pare evidente la portata deflattiva dell’accertamento tecnico preventivo in funzione conciliativa, applicabile tutte le volte in cui la c.t.u. possa assolvere…

IMPUGNAZIONI

Revocazione ex art. 395, n. 3 c.p.c. e successiva testimonianza resa in sede penale

Cass., Sez. II, 14 giugno 2017, n. 14810 – Presidente Matera – Estensore Giusti Revocazione – Scoperta di nuovi documenti – Rilevanza – Appello – Testimonianza in sede penale (C.p.c. art. 395; C.c. art. 2719) Non rientra nell’ipotesi di revocazione ex art. 395, n. 3 c.p.c. il riconoscimento – nel corso di una deposizione testimoniale resa, in sede di giudizio penale, da chi era stato convenuto nel precedente giudizio civile – della sottoscrizione apposta sulla copia fotografica di contratto preliminare, fotocopia già prodotta nel giudizio civile conclusosi con la sentenza passata in giudicato ed espressamente disconosciuta, quanto alla sua conformità con l’originale, da parte del medesimo convenuto. CASO In primo grado l’attore sosteneva che il convenuto avesse inadempiuto all’obbligo di…

PROCEDIMENTI DI COGNIZIONE E ADR

Il rigetto della domanda perché tardiva è idoneo al giudicato sostanziale?

Cons. di Stato, 15 febbraio 2017, n. 682, – Pres.  Balucani – Est. Greco Sentenza –Questioni pregiudiziali di rito –Processo amministrativo – Decadenza per mancato rispetto dei termini di proposizione della domanda – Irricevibilità del ricorso – Sentenza di mero rito – Giudicato sostanziale – Esclusione – Efficacia vincolante in un nuovo giudizio – Esclusione (artt. 2909 c.c., C.p.c. 111; Cod. proc. amm. artt. 29, 35, 39) L’esistenza di un precedente giudizio in cui la stessa domanda è stata respinta per mancata proposizione nel termine di legge non comporta alcuna preclusione nei confronti dell’avente causa dal precedente attore, in quanto la pronuncia già resa è inidonea ad acquisire stabilità di giudicato e come tale non vincola in futuri giudizi.  CASO…

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