20 Settembre 2013

Un’estate che non vuol finire in costiera amalfitana

di Chicco Rossi Scarica in PDF

Il ricordo dell’estate non si è ancora sopito nella nostra mente in cerca di evasioni virtuali dalla realtà professionale purtroppo fatta di invii delle dichiarazioni e di “spesometro” in arrivo, ma sognare e volare con la mente non è vietato …
Allora, perché non immaginarsi ancora sdraiati in spiaggia leggendo un libro, per poi passeggiare per le vie di borghi marinari che trasudano storia e concludere la giornata con una romantica cena annaffiata da un buon calice di vino bianco?
Tutto questo è la Costiera Amalfitana, patrimonio dell’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural), luogo idilliaco che si sviluppa in provincia di Salerno e i cui confini geografici sono segnati a Ovest da Positano, piccolo gioiello arroccato sul mare e a Est da Vietri sul Mare, da più di quattro secoli centro conosciuto a livello mondiale per la produzione della ceramica (chi non ha mai sentito parlare delle ceramiche di Francesco De Maio) di punto di partenza della nostra gita nella penisola sorrentina.
La stretta strada costiera si sviluppa in modo tortuoso a picco sul mare offrendo panorami di incantevole bellezza. Il primo paese che si incontra è Cetara dove la sosta è d’obbligo per assaggiare i famosi spaghetti alla colatura d’alici: salsa liquida trasparente dal colore ambrato ottenuta portando a maturazione le alici, pescate tra la festa dell’Annunciazione (25 marzo) e 22 luglio (giorno dedicato a S. Maria Maddalena), in una soluzione satura di acqua e sale. La colatura di alici rappresenta l’evoluzione dell’antico garum dei romani: salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che utilizzavano non solo nella cucina ma anche ai fini terapeutici (Columella nel “De re rustica”).
Nell’attesa potremmo anche farci portare un “cuòppo“: cartoccio contenente alici e pesce di paranza. Per i neofiti ricordiamo come la paranza sia una barca utilizzata per la pesca a strascico. La frittura di paranza è fatta con il pesce scartato dalla pesca in quanto di piccole dimensioni quali merluzzetti, triglie e fricassuari (le nostre sogliolette), il tutto sorseggiando un “Furore bianco Fiorduva”, vino eroico dal sapore audace che sa di mare e di roccia e che ha il colore dell’oro e profuma di sole, prodotto d’eccellenza che nasce dalla passione di Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli e con la sapiente maestria dell’enologo Luigi Moio. E’ un vino dal colore giallo carico con riflessi oro. L’odore ricorda l’albicocca ed i fiori di ginestra, con richiami di frutta esotica. Al gusto è morbido, denso e caratterizzato da una importante persistenza aromatica di albicocca secca, uva passa e canditi.
A questo punto ci dirigiamo verso Ravello, paese arroccato su una ripida rupe che sovrasta Maiori e Minori, celebre per la famosa Villa Rufolo dove ogni anno si celebra il Ravello Festival, dedicato a quel genio della musica classica quale è Richard Wagner (L’anello del Nibelungo, Tristano e Isotta e il Parsifal), che di quella villa del resto era stato ospite nel lontano 1880.
Dopo una passeggiata è giunto il momento di andare ad Amalfi che dal IX secolo ha fatto parte delle 4 Repubbliche marinare di scolastica memoria insieme a Pisa, Genova e la Serenissima, che si diedero battaglia per il dominio sul mare nostrum. Dopo un periodo di massima espansione, il cui apice è collocabile nell’XI secolo, Amalfi iniziò una rapida decadenza: tant’è vero che nel 1131 fu conquistata dai Normanni e nel 1135 e 1137 saccheggiata dai pisani.
Amalfi come disse Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959, nel suo Elogio di Amalfi “è il giardino che cerchiamo sempre e inutilmente dopo i luoghi perfetti dell’infanzia. Una memoria che avviene tangibile sopra gli abissi del mare, sospesa sulle foglie degli aranci e dei cedri sontuosi negli orti pensili dei conventi”.
Dopo una visita al celebre Duomo di S. Andrea (patrono della città) e un salto alle Cartiere Amatruda per comprare la famosa carta lavorata a mano, è giunto il momento di un’esperienza unica: “La Caravella”, ristorante guidato da Antonio Dipino che vi condurrà in un mare di sapori e di colori (indescrivibili gli scampi su vellutata di limoni della costiera amalfitana).
A questo punto non resta che fare un salto a Positano e comprare un limoncello prodotto con il limone IGP della costiera, sia esso l’ovale di Sorrento o lo sfusato costa di Amalfi.