20 Ottobre 2014

Una fragile Stabilità

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF
Che il
Presidente del Consiglio punti moltissimo (qualche maligno dice tutto)
sulla comunicazione è cosa evidente da molti anni, sin dai tempi della Leopolda e della “
rottamazione senza incentivi” dei dirigenti di lungo corso del partito democratico.
Meno scontato è invece che anche il
Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, una vita tra Fondo Monetario Internazionale e OCSE, si sia lasciato “contagiare” dalla
politica degli annunci, affermando ieri in televisione che, con le misure contenute nella
legge di Stabilità, si creeranno
“800 mila nuovi posti di lavoro in tre anni, ma potremmo sbagliarci anche per difetto”.
Inutile evidenziare come a molti sia venuta in mente la famosa
promessa del milione e mezzo di posti di lavoro contenuta nel “
contratto con gli italiani” siglato da Silvio Berlusconi a
Porta a Porta (e si sa come è andata a finire).
Il
testo del disegno di legge di Stabilità approvato mercoledì dal Consiglio dei Ministri arriverà al Quirinale oggi, ma naturalmente
non mancano le incognite, a partire proprio dagli incentivi per rilanciare l’occupazione.
Nella conferenza stampa di presentazione della legge di Stabilità Renzi e Padoan avevano annunciato la
decontribuzione totale per tre anni sui nuovi assunti, ma l’articolo 12 della legge prevede uno
stanziamento per “
un miliardo per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017”, a cui si andranno ad aggiungere 900 milioni provenienti dalla soppressione degli sconti sulla stabilizzazione degli apprendisti e sull’assunzione dei disoccupati da più di 24 mesi.
Con 1,9 miliardi all’anno, però, non si va lontano: considerando che lo stesso articolo 12 fissa il tetto dell’agevolazione a 6.200 euro per nuovo assunto, l’algebra ci dice che, con le attuali previste risorse, saranno un po’ più di 300 mila i soggetti “agevolabili”, e quindi lo sgravio verrà bruciato in pochi mesi (atteso che nel 2013, senza un incentivo di questo tipo, i contratti a tempo indeterminato sono stati più di un milione e mezzo). “
Se non bastano – ha detto il Ministro –
vuol dire che l’economia sta andando molto bene, dunque stanzieremo altri soldi”, ma la sensazione è che non sarà così semplice trovare tutti questi denari.
C’è poi la proposta del
Tfr in busta pagaper rilanciare i consumi, mortificata però dalla decisione di sottoporre gli importi in questione a tassazione ordinaria, o ancora il
criticatissimo aumento del prelievo sui rendimenti dei fondi pensione (che passa dall’11,5% al 20%).
Altra partita delicata è rappresentata dal
capitolo “minimi”, con una riscrittura integrale delle logiche del regime di imposizione agevolata, che diversificherà le soglie di fatturato massimo sulla base dell’attività svolta (penalizzando in modo evidente i professionisti).
E poi ci sono i
tagli alle Regioni e agli enti locali, già scesi sul piede di guerra, e molto altro ancora.
Insomma, non è difficile prevedere che l’iter del disegno di legge in Parlamento non sarà affatto semplice e che il
testo finale sarà probabilmente molto diverso da quello che emerge dai 47 articoli della bozza uscita dal Consiglio dei Ministri.
Proprio per questo motivo confermiamo la scelta già fatta in passato e nelle prossime settimane
eviteremo di commentare la legge di Stabilità fino a quando questa non avrà una fisionomia “stabile”: siamo consapevoli del fatto che i nostri Lettori hanno la necessità di ottimizzare il tempo che dedicano agli approfondimenti e riteniamo che sia più utile far sì che questo venga impiegato ad analizzare disposizioni già in vigore o che lo saranno a breve …
insomma,
non è ancora il momento della Stabilità.