3 Marzo 2014

Un futuro (sin troppo) ambizioso … un presente (desolatamente) triste

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

 

La prima settimana di vita del governo Renzi in campo tributario segna in modo marcato il disallineamento tra le aspettative e le promesse riformatrici, che caricano questo esecutivo come nessun altro, e l’odierna realtà delle cose, che non consente certo “voli pindarici”.

Fra gli aspetti positivi va menzionato il fatto che il Parlamento ha dato il via libero definitivo alla legge di delegazione fiscale, che si pone l’obiettivo di realizzare un sistema “equo, trasparente e orientato alla crescita”.

Il Governo appena insediato si è trovata “pronta” la delega, ma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha assicurato l’impegno alla sua attuazione, indicando come la riforma fiscale «farà parte integrante di una strategia basata sulla creazione di posti di lavoro e incentrata sull’attivata di investimento delle imprese».

L’Esecutivo avrà dodici mesi di tempo per emanare i decreti legislativi di attuazione, riscrivendo le regole del nostro sistema fiscale per renderlo più razionale.

La delega è davvero ampissima – qualcuno dice sin troppo – e le materie toccate le più disparate; fra queste:

  • revisione dell’imposizione sui redditi d’impresa e di lavoro autonomo e sui redditi soggetti a tassazione separata;
  • razionalizzazione dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette;
  • previsione di regimi forfetari per i contribuenti di minori dimensioni;
  • stima e monitoraggio dell’evasione fiscale;
  • monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale;
  • disciplina dell’abuso del diritto ed elusione fiscale;
  • gestione del rischio fiscale, governance aziendale, tutoraggio, rateizzazione dei debiti tributari e revisione della disciplina degli interpelli;
  • semplificazione e revisione del sistema sanzionatorio;
  • revisione del contenzioso tributario e della riscossione degli enti locali;
  • revisione del catasto;
  • fiscalità energetica e ambientale;
  • giochi pubblici.

Il compito affidato all’Esecutivo è davvero improbo, visti i tempi ristretti previsti, e la tabella di marcia per forza di cose serrata: per questo entro due mesi dall’entrata in vigore della legge delega, e poi ogni quattro mesi, il Governo dovrà riferire alle commissioni parlamentari sull’andamento dei lavori di redazione dei decreti delegati.

La legge delega fissa poi un obiettivo ancora più ambizioso, se non quasi irrealistico: la legge “persegue l’obiettivo della riduzione della pressione tributaria”, ma dall’attuazione delle deleghe “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica né un aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti”.

Gli interventi realizzati devono essere dunque a “saldo zero” e quindi la riduzione della pressione tributaria si potrà realizzare soltanto attraverso “la crescita economica”, che dovrebbe essere stimolata (anche) dalla semplificazione e razionalizzazione del sistema tributario.

Mentre si pongono le basi (si spera) per una “migliore” fiscalità, nel frattempo, però, le prime misure prese dal Governo sono tutte in un’ottica di continuità con il passato: anche l’Esecutivo Renzi ci propone infatti la solita ricetta, fatta di aumento delle accise sulla benzina e di incremento del prelievo sugli immobili.

Anzi, a voler confermare che nel nostro Paese è facile annunciare il cambiamento, ma è difficile realizzarlo, la super-Tasi si accompagna persino all’incognita sulla tassazione degli immobili della Chiesa.

Insomma … ci viene promesso un (incerto) futuro migliore, ma intanto ci dobbiamo tenere un (certo) triste presente.