17 Marzo 2014

Trust: un’opportunità anche per clienti “ordinari”

di Ennio VialSergio Pellegrino Scarica in PDF

Una delle obiezioni che molte volte ci muovono i colleghi parlando di trust è che sarà anche “bello”, come diciamo noi, ma non è adatto ai loro clienti, che non hanno patrimoni particolarmente significativi.

Molti ritengono infatti che il trust si giustifichi soltanto per ricchezze “sterminate” e che il costo per la costituzione e la gestione del trust non sia “compatibile” con la clientela media che abbiamo nei nostri studi.

In realtà non è assolutamente così, anche patrimoni assolutamente “normali” meritano di essere presi in considerazione in relazione all’opportunità di istituire un trust.

Facciamo un esempio di possibile utilizzo per riportare il trust ad una dimensione a noi più “consona”.

Consideriamo il caso di un cliente di studio che è socio e amministratore di una srl (che magari produce un po’ di utili), ha un’abitazione, posseduta al 50%, qualche soldo da parte. Non è sposato, ma ha una compagna, e magari uno o due figli.

Clienti con caratteristiche simili ne abbiamo senz’altro in studio e allora dobbiamo chiederci se per loro il trust può essere una soluzione interessante oppure è fuori dalla loro portata.

Il cliente in questione potrebbe essere interessato a proteggere il proprio patrimonio, e quindi all’effetto segregativo che si può ottenere disponendo i beni in trust, se siamo in un momento di tranquillità e non vi sono all’orizzonte rischi di revocatoria o, peggio, ipotesi di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Sarà sicuramente interessato ai vantaggi a livello di imposizione dei dividendi che derivano dalla detenzione delle partecipazioni per il tramite di un trust.

Discutendo con noi capirà che questi sono effetti, naturalmente importantissimi, ma il trust gli darà molto altro, anche in termini di protezione dei propri cari.

E’ naturale che quando affrontiamo il discorso con il cliente è difficile che questo ragioni in termini prospettici e si ponga il problema di ciò che potrebbe avvenire qualora lui dovesse venire meno, ma è un ragionamento che inevitabilmente andrà a fare, nel momento in cui lo stimoleremo in tal senso.

In una fattispecie di questo tipo un primo risultato che si otterrebbe con il trust è quello di “consolidare” la posizione della compagna. Non essendo i due coniugati, l’eventuale decesso del nostro cliente potrebbe causare problemi dal punto di vista successorio ed allora il trust potrebbe aiutarci da questo punto di vista.

Potremmo infatti istituire un trust con entrambi i soggetti come disponenti: il cliente disporrebbe in trust la propria quota del 50% dell’abitazione e la partecipazione nella srl, la compagna il rimanente 50% della casa.

Nell’atto istitutivo stabiliremmo che il trust cesserà nel momento in cui viene meno l’ultimo dei due disponenti, tutelando in questo modo la compagna qualora sia lei, come statisticamente è probabile, a sopravvivere all’altro.

Ma il trust potrà avere naturalmente una funzione di tutela importante anche per i figli minori.

Questi verranno individuati come beneficiari finali e riceveranno il patrimonio alla cessazione del trust, ossia alla morte dell’ultimo dei due disponenti. Se però malauguratamente questa situazione si dovesse verificare in età per loro ancora critica, il trust non cesserebbe ed il trustee si occuperebbe delle loro esigenze fino all’età prevista nell’atto istitutivo.

La durata del trust potrebbe essere quindi legata all’ultimo di questi due eventi: la morte dell’ultimo dei due disponenti ed il compimento del 23° anno d’età del figlio minore.

Con il trust il nostro cliente otterrebbe quindi diversi risultati positivi: la protezione del patrimonio, un regime fiscale di tassazione dei dividendi, la tutela della compagnia, la pianificazione di un efficiente passaggio generazionale.

I costi che dovrebbe sostenere per beneficiare di questi vantaggi non sono sicuramente proibitivi: quello di consulenza del professionista, la parcella per il notaio per l’istituzione del trust, mentre non vi sarebbe sostanzialmente fiscalità indiretta per la disposizione dei beni in trust (in considerazione delle franchigie che sterilizzerebbero l’imposta di donazione).

Ecco che quindi, alla luce di quanto ci siamo detti, appare opportuno andare ad analizzare il portafoglio clienti dello studio in un’ottica nuova, verificando se vi sono situazioni in relazione alle quali poter sviluppare il discorso trust.

Di questo e molto altro parleremo nello Special Event dedicato al trust che si terrà a Bologna il prossimo 21 e 22 marzo. Per info e iscrizioni www.euroconference.it

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