16 Giugno 2014

Tanto per parlare …

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

 

Può il Ministero delle Economie e delle Finanze uscire con un comunicato stampa sabato 14 giugno per annunciare la proroga dei versamenti che scadono il 16 giugno (riuscendo per inciso a fare peggio dell’anno scorso quando la proroga arrivò il 13 giugno)? E “con che faccia” può il Ministro andare in televisione il giorno successivo facendo una serie di dichiarazioni tutte incentrate su un futuro “radioso” per i contribuenti, affermando tra l’altro che il Governo intende “semplificare drasticamente il sistema tributario, rendendo più facile la vita del contribuente onesto”? E com’è che nessuno si arrabbia, ma siamo anzi tutti sollevati di avere avuto all’ultimo minuto una proroga che non-poteva-non-esserci (visti i consueti ritardi nell’elaborazione degli studi di settore), ma che per qualche momento abbiamo temuto non-ci-fosse?

Tutto è possibile in un Paese “straordinario” come il nostro, nel quale il gattopardismo è il primo vero sport nazionale.

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» diceva Tancredi nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, e il nostro sistema tributario cambia continuamente … ma soltanto a parole.

Facciamo davvero fatica a capire perché consulenti e contribuenti debbano rimanere sempre con il fiato sospeso di fronte a scadenze, di versamenti o adempimenti poco importa, per le quali la proroga è un atto dovuto, determinato dall’inefficienza della stessa Amministrazione finanziaria, ma nel contempo viene concessa all’ultimo istante utile, quasi come una grazia concessa dal sovrano ai propri sudditi.

Come si può parlare di “semplificare drasticamente il sistema tributario”, quando non si è in grado, si badi bene, non di fare un decreto per tempo (perché, ricordiamolo, il decreto ancora nessuno l’ha visto, ma “è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”), ma neppure di fare un comunicato stampa con qualche giorno d’anticipo?

Dispiace davvero che il Governo abbia perso un’altra occasione per segnare una discontinuità rispetto al passato, discontinuità che noi continuiamo a cercare ostinatamente, ma che vicende come questa, o quella ancora più grottesca e surreale della Tasi, ci fanno disperare di riuscire a trovare veramente.

In questo scenario accogliamo (finalmente) la nomina del nuovo Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che succede ad Attilio Befera e “supera” di slancio i due candidati dei quali si era fino ad ora parlato.

Marco Di Capua, quello maggiormente accreditato, ex ufficiale della Guardia di Finanza, braccio destro di Befera, che avrebbe rappresentato la scelta di continuità; Francesco Greco, il magistrato con la maggior esperienza e competenza in materia di reati finanziari, che invece sarebbe stato elemento di rottura rispetto al recente passato.

La nomina della Orlandi è arrivata dopo tre consecutive fumate nere in Consiglio dei ministri, a testimoniare il fatto che il contrasto fra Renzi e Padoan di cui la stampa ha parlato c’è stato tutto.

Con questa scelta, apparentemente, si è preferita una soluzione di compromesso, considerato che comunque il nuovo Direttore ha sviluppato la propria carriera all’interno dell’Agenzia (attualmente era direttore delle Entrate in Piemonte, mentre in precedenza è stata numero 2 della Direzione Centrale Accertamento a Roma), ma sembra avere nel contempo il “mandato” ad attuare una nuova fase nel contrasto all’evasione.

Alla dott.ssa Orlandi il nostro più sincero in bocca in lupo per un proficuo lavoro alla Direzione dell’Agenzia. Speriamo tutti possa iniziare una fase davvero nuova, nella quale, finalmente, dalle parole si passi veramente ai fatti.