20 Novembre 2013

Surfing on Rough Seas – Quali procedure per la continuità ed il rilancio delle aziende in crisi

di Antonella Rizzuto – Ufficio Stampa ODCEC Palermo Scarica in PDF

Lo scorso 15 novembre, nella sala gialla di Palazzo dei Normanni a Palermo, si è tenuto il convegno dal titolo “Surfing on Rough Seas – Quali procedure per la continuità ed il rilancio delle aziende in crisi”, organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Palermo in collaborazione con la rivista Crisi e risanamento di Euroconference.

Nella prima parte del convegno sono state illustrate le nuove procedure concorsuali e il superamento della crisi delle imprese, mentre la seconda parte dell’incontro si è incentrata sulle procedure di salvataggio per le società in mano pubblica.

Nel corso del convegno sono stati anche illustrati alcuni dati elaborati dall’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili riguardanti il numero delle aziende fallite nel primo semestre dell’anno e dei concordati aperti nello stesso periodo.

I fallimenti, in Italia, sono cresciuti del 5,9% rispetto al primo semestre 2012. In Sicilia, nello stesso periodo, si è registrato un aumento del 21% dei crack finanziari.

Le imprese che invece hanno optato per procedure che consentano la sopravvivenza, come i concordati, sono cresciute del 72,5% in Italia. In Sicilia, nel periodo compreso tra gennaio e giugno, si è registrato un aumento dei concordati del 179,2%.

Stante la continua riduzione delle nuove partite iva (-5,2% dall’inizio dell’anno), risulta fondamentale mantenere in vita le imprese esistenti.

«Si registra un notevole aumento dei fallimenti delle imprese a livello regionale ed un’enorme crescita dei concordati. Sono poche le aziende che oggi sopravvivono – afferma Fabrizio Escheri, coordinatore regionale Odcec della Sicilia – e i dati dell’Irdcec sono piuttosto allarmanti. Le aziende locali vivono un grande momento di crisi e noi commercialisti percepiamo una forte demotivazione della classe imprenditoriale. Sono cresciute le entrate tributarie ma nello stesso tempo è aumentata anche la spesa pubblica. In questo scenario di crisi, gli imprenditori sono demoralizzati – continua Escheri – e il nostro obiettivo è quello di aiutarli a prendere consapevolezza della crisi. Attraverso la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti (Agenzia delle entrate, mondo bancario, Inps, Inail, associazioni imprenditoriali e ordini professionali) – conclude Escheri – si sta diffondendo una cultura della sopravvivenza nella crisi attraverso strumenti come la mediazione tributaria, i piani attestati di ristrutturazione finanziaria, i concordati con continuità della gestione. Si tratta di soluzioni che consentono alle imprese in crisi di non fallire in attesa di una ripresa economica».

Il Governo regionale, riconoscendo il lavoro svolto dal tavolo regionale sulle crisi d’impresa – istituito presso la Banca d’Italia – ha ritenuto di utilizzare le competenze formatisi come Commissione consultiva regionale sulle crisi d’impresa.

Sulle procedure per la continuità e il rilancio delle aziende in crisi, è interventuo anche il Direttore regionale dell’agenzia delle entrate della Sicilia, Antonino Gentile: «L’obiettivo dell’Agenzia delle entrate è quello di salvaguardare gli interessi tributari ma anche di sostenere le esigenze di ristrutturazione e rilancio delle aziende. Per questo – continua Gentile – abbiamo pubblicato la guida “Il fisco a sostegno delle imprese in crisi”, disponibile sul sito internet regionale: http://sicilia.agenziaentrate.it/. La guida – conclude Gentile – descrive gli adempimenti da avviare per governare lo stato di crisi ed invertirne la rotta».

I commercialisti italiani, rappresentati dal professor Giancarlo Laurini, commissario straordinario Cndcec, auspicano che l’esperienza siciliana possa diventare un modello nazionale per la composizione delle crisi imprenditoriali e che attraverso il ruolo di mediatori, svolto dai professionisti, le istituzioni pubbliche e le imprese possano cooperare per superare l’attuale fase di crisi economica. Crisi che riguarda anche le aziende pubbliche delle quali, rotto il tabù del possibile fallimento (vedi caso Amia), bisogna oggi recuperare la possibilità di una gestione efficace, efficiente ed economica.

In questo scenario di crisi economica, ci si chiede quale ruolo svolgano i commercialisti. «Siamo a fianco degli imprenditori – dice Laurini – per aiutarli ad uscire dallo stato di crisi in cui versano nell’interesse sia dell’impresa che dell’intero paese».