22 Giugno 2015

Questa volta però fate sul serio

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Ci risiamo: sembra che il carrozzone della delega per la riforma del sistema fiscale, dopo mesi di assoluto immobilismo, possa adesso effettivamente ripartire.

Il premier ha infatti annunciato che domani verranno portati in Consiglio dei Ministri sei decreti legislativi che “cambieranno profondamente il rapporto tra cittadini e Stato”.

Considerati i precedenti, decisamente poco incoraggianti, non ci resta che sospendere il giudizio, in speranzosa, più che fiduciosa, attesa.

Fino ad oggi, infatti, è innegabile che la legge delega possa essere considerata alla stregua dell’elefante che ha partorito il classico topolino: il decreto semplificazioni, che, per restare in argomento, ha avuto una gestazione lunga e travagliata, non può certo essere considerato un provvedimento che rimarrà impresso nella nostra memoria. Se quindi dovesse essere la misura della vocazione riformatrice del Governo in ambito fiscale, allora sarebbe meglio rassegnarsi e non nutrire eccessive speranze per il futuro.

Nella sua e-news di qualche giorno fa, Renzi ha sottolineato la necessità di rendere più semplice il fisco, innanzitutto per le aziende, ed indicato come il successivo passaggio sarà la semplificazione del sistema dei tributi locali, con l’introduzione di un’unica tassa comunale (ma non c’è già la IUC?).

Gli obiettivi sono chiari e condivisibili, ma non certo particolarmente originali, atteso che ripetono una litania che tutti i Governi degli ultimi vent’anni hanno recitato, salvo poi non fare nulla, o quasi, all’atto pratico.

Stavolta sarà diverso? Certo non sarebbe incoraggiante se il metro di paragone delle semplificazioni che attendono le aziende fosse quello sperimentato dai privati con la dichiarazione dei redditi precompilata (che è stata un grande successo soltanto agli occhi, poco obiettivi in questo caso, dell’Agenzia).

Tutte le componenti produttive di questo Paese – aziende, professionisti, lavoratori – sono allo stremo e totalmente sfiduciate nella capacità della politica di cambiare effettivamente le cose, e non di limitarsi ad annunciarlo.

Terminata la “luna di miele” con l’“uomo della provvidenza” di turno – e sembra che anche per Renzi, come per i suoi predecessori, sia arrivato questo momento –, ogni annuncio roboante, al quale poi non segue un’effettiva realizzazione, non è che altro un pericoloso boomerang che contribuisce a minare la credibilità (ed il gradimento) dell’Esecutivo.

E’ sin troppo banale, ed evidente a tutti, dire che, senza un sistema tributario efficiente, il Paese non può avere una sana prospettiva nel medio periodo. Non servono a nulla però i “pannicelli caldi”, stile decreto semplificazioni: il sistema ha bisogno di essere rapidamente scosso dalle fondamenta, non soltanto a livello legislativo, ma anche nel funzionamento della macchina amministrativa e giudiziaria.

Ci permettiamo quindi di dare un piccolo consiglio al premier. Questa volta, anziché limitarsi ad annunciare, faccia effettivamente.

Non riusciamo ad immaginarci nulla di più rivoluzionario ed in discontinuità con quanto siamo abituati a vedere dal nostro privilegiato (si fa per dire) osservatorio di operatori del settore, oltreché di cittadini.