10 Ottobre 2014

Quel ramo del lago di Como

di Chicco Rossi Scarica in PDF
… “
che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte”.
Tutti abbiamo letto queste parole che sono l’
incipit di quello che è considerato il più grande romanzo italiano, posto al pari dei grandi russi che rispondono al nome di
Tolstoj e
Dostoevskij: I promessi sposi di Alessandro
Manzoni.
Lascio a voi giudicare, stimolando casomai Andrea Valiotto, per aver un suo giudizio.
Quello che conta è andare alla scoperta della grande bellezza che offre l’Italia, sia da un punto di vista culturale che enogastronomico.
Punto di partenza è
Como, città di origine romana ha dato i natali a un altro dei responsabili dei tormentoni scolastici quel
Gaio Plinio Secondo, meglio noto come
Plinio il Vecchio autore, per quel che qui può interessarci del monumentale
Naturalis Historia il cui libro XIV è dedicato alla gastronomia.
22 capitoli che analizzano usi e costumi dei romani nei minimi dettagli, dalle varie specie di viti, la natura del suolo, il ruolo che gioca il clima, il vino in generale, i vari vini d’Italia e d’oltremare conosciuti dai tempi più arretrati. Vi sono informazioni sulle piante odorose, gli alberi da frutto, il grano, l’agricoltura, il giardinaggio, le piante medicinali, le carni, pesci, selvaggina, l’apicoltura, la panetteria e le verdure.
Testimonianza della presenza romana a Como è l’antica
strada Regina che
costeggia tutto il
lago e che era la via preferita per il commercio con l’Oltralpe.
Se si potesse vedere dall’alto la città si noterebbe la classica forma ortogonale e le
3 torri che delimitano la città:
  1. Torre Gattoni o torre di Porta nuova,
  2. Porta Torre (la più antica delle 3 con i suoi quasi mille anni di età)
  3. e Torre San Vitale.
Camminando verso il lago si incontra dapprima la medievale
piazza San Fedele dove è possibile ammirare l’omonima basilica, che si erge dove precedentemente vi era una chiesa paleocristiana risalente al VII secolo dedicata a
Santa Eufemia, con il suo coro ispirato alla cappella palatina di
Aquisgrana.
Proseguendo nella passeggiata, svoltando a destra si entra nella piazza dove si erge il
Duomo della città, la
cattedrale di Santa Maria Assunta, a croce latina, con 3 navate delimitate da 2 file di pilastri che marcano interassi di lunghezza diversa.
Ma nella stessa piazza si affaccia il
Broletto, sede del
Comune nel periodo
medievale.
L’avanzamento della costruzione del Duomo comportò il taglio di due archi e la chiusura di un portico, con conseguente separazione del palazzo comunale in 2 unità distinte: il “Broletto” quella ad ovest e il “Pretorio” ad est.
tempio_voltianoEd eccoci, infine, arrivare in
piazza Cavour che si apre sul lago e la cui costruzione pose fine al vecchio porto commerciale. In attesa di un buon pasto si può fare una bella passeggiata fino al
Tempo voltiano, eretto nel 1927 in occasione del primo centenario della morte di un altro illustre cittadino lariano: Alessandro Volta che non ha bisogno di presentazioni.
È giunto il momento di andare a mangiare e la nostra destinazione è l’
Osteria del Gallo, all’insegna della genuinità (attenzione sta arrivando il salone del gusto a Torino e noi ci saremo) sinonimo di bontà.
mortadellaEcco che allora apriamo con un bel tagliere con la
semuda, formaggio di vaccina, a pasta soffice, di colore giallognolo e di sapore delicato,
zincarlin, altro formaggio locale ricavato dalla lavorazione della ricotta con sale, olio e pepe, la
brianzetta, un insaccato ottenuto dalla lavorazione della pancetta di maiale, il
salame di testa e la
mortadella di fegato.
Ad accompagnare il tutto un
Brigante rosso Igt Terre Lariane dell’azienda La Costa, un merlot quasi in purezza (minimo 85%) che viene fermentato in acciaio, con affinamento in vasca di cemento e per finire con 3 mesi in bottiglia.
Dal colore rosso rubino, all’olfatto si presenta con note di concentrazione dell’uva e l’intensità olfattiva di frutta rossa e frutti del sottobosco. Al palato esplode con la sua freschezza e chiude con una nota finale quasi salina. Non è un vino impegnativo ma perfetto per accompagnare un pranzo ni attesa di un pomeriggio di navigazione.
E a chiudere una generosa fetta di
braschin, una focaccia casalinga dalla forma schiacciata.
Come detto, ecco che si torna in piazza Cavour per prendere un battello.
La scelta è ampia, si può navigare da Como a
Bellagio e ritorno, oppure andare a visita l’
isola
Comacina, o quella per
villa Carlotta di Tramezzo o, infine, deviare verso il ramo di Lecco per visitare l’
abbazia
cistercense di
Piona.

Buona navigazione e che Manzoni non ce ne voglia.