31 Marzo 2014

Quando il fisco non è così perfetto

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

La scorsa settimana su Euroconference NEWS abbiamo pubblicato un pezzo di Maurizio Tozzi intitolato Quando il fisco è perfetto, nel quale si raccontava un caso di ottima amministrazione della cosa pubblica.

L’Agenzia delle Entrate di Latina, pur avendo vinto in primo grado il contenzioso con un contribuente, costituendosi in giudizio in appello ha richiesto l’estinzione per cessazione della materia del contendere affermando che “(…) la presenza di una sentenza favorevole all’Ufficio non è di ostacolo all’adozione di un provvedimento di autotutela atteso che non si è formato il giudicato di merito sul punto”.

Abbiamo provato un po’ di invidia perché una situazione di questo tipo a noi non si è mai presentata ed il fatto che poi alcuni lettori ci abbiano raccontato esperienze simili ci ha fatto per un momento pensare che, improvvisamente, qualcosa fosse effettivamente cambiato nei rapporti fra Amministrazione finanziaria e contribuenti, al di là delle ottimistiche dichiarazioni che l’Agenzia delle entrate periodicamente rilascia in tal senso (ottimistiche ma poco convincenti).

Ci siamo però immediatamente ricreduti, tornando alla “ordinaria” realtà, con un po’ di situazioni di clienti di studio ed altre che ci sono state comunicate da lettori che hanno avuto esperienze decisamente in contrasto con quella descritta nell’articolo di Tozzi.

Ad esempio il caso di un cliente, accertato sulla base degli studi di settore in relazione al periodo di imposta 2005, con un avviso che era stato emanato senza alcuna valida motivazione, non soltanto a parere della difesa, ma anche dei giudici di primo e di secondo grado, che avevano anche condannato l’Ufficio alle spese. All’ultimo giorno utile o quasi è arrivato il ricorso in Cassazione dell’Agenzia … Ora, fra qualche anno è presumibile che il contribuente vincerà anche in Cassazione, ma ci si chiede se davvero sia utile alla collettività questo modo di procedere dell’Agenzia, che, a differenza del lodevole caso di Latina, nella maggior parte dei casi non si arrende mai.

Altro caso da evidenziare è quello di un’associazione sportiva che svolge attività come scuola nuoto federale e si è vista recapitare un avviso di accertamento per omesso assoggettamento ad IVA di corsi di ginnastica acquatica: l’Agenzia, innescata da un controllo della SIAE (e qui si innesca un’altra domanda: ma è proprio opportuno che la SIAE possa intervenire anche in campo IVA?), ha contestato il regime di esenzione applicato ritenendo sostanzialmente “non meritevole” tale attività (sostituendosi, di fatto, quindi alla Federazione).

Le indagini finanziarie sono poi da sempre foriere di un’aneddotistica sterminata (che fa sorridere quando gli episodi li sentiamo dagli altri, non quando li viviamo personalmente assistendo i nostri clienti).

Ad esempio il caso del cliente per il quale è stata richiesta all’Agenzia la motivazione che aveva indotto l’Ufficio a chiedere l’autorizzazione all’indagine, e il Direttore regionale a concederla. Dapprima il difensore si è visto recapitare la stampata di una videata di un computer in cui appunto si evidenziava l’autorizzazione, non molto utile ad onor del vero; poi, di fronte alla rinnovata richiesta delle motivazioni, l’Ufficio ha risposto di non poterle comunicare perché, dopo aver emanato l’avviso di accertamento in relazione ad una annualità, intendeva procedere anche con le altre.

Ma se il contribuente ha il diritto di conoscere le motivazioni che hanno innescato il controllo per poterle utilizzare per difendersi in sede contenziosa, in questo modo non si lede il suo diritto alla difesa?

E ancora il caso del contribuente al quale l’Ufficio ha richiesto di motivare tutte le movimentazioni finanziarie superiori a 50 euro, pagamenti di F24 compresi, o di quello che invece ha dovuto “motivare” un versamento effettuato con un bonifico al padre.

Potremmo continuare così all’infinito, ma il messaggio è chiaro: di fronte a qualche episodio virtuoso, che vale la pena comunque sottolineare e plaudire, la nostra quotidianità è fatta purtroppo di situazioni in cui invece l’azione dell’Amministrazione finanziaria appare decisamente “meno illuminata”.

Due sono secondo noi le cause principali, fra loro evidentemente correlate: il fiorire di istituti deflattivi del contenzioso e la situazione della giustizia tributaria.

Il fatto che vi siano molte possibilità di definizione della pretesa erariale in sede pre-contenziosa snatura infatti i comportamenti delle parti: il contribuente molto spesso preferisce definire per beneficiare della riduzione delle sanzioni piuttosto che rischiare il contenzioso e questo finisce per far “abbassare” anche la qualità media dell’azione dell’Agenzia, che, più o meno inconsciamente, punta anche su questo aspetto.

Nel contempo le Commissioni tributarie non sempre danno garanzia di qualità del giudizio ed anche questo è un fattore che inevitabilmente pesa in modo rilevante nei comportamenti di contribuenti e Amministrazione.

Si parla molto di riforma del sistema tributario e allora noi forse partiremmo proprio da questi due aspetti, nella convinzione che innescherebbero un meccanismo virtuoso per rendere in molti più casi l’azione dell’Agenzia vicina a quella perfezione raggiunta, almeno nel caso di specie, dall’Ufficio di Latina.