30 Settembre 2014

Quando il conto non dichiarato costa caro

di Ennio VialVita Pozzi Scarica in PDF
Settembre è il mese dedicato alla ultimazione dei
quadri RW del
Modello Unico.
Nel periodo estivo le
autorità statunitensi hanno pubblicato, con tanto di nome, il caso di un loro contribuente “pizzicato” con un
conto corrente detenuto all’estero di ammontare ingente ma mai dichiarato.
Va ricordato, infatti, che anche i
cittadini americani devono compilare una “specie” di
quadro RW.
In particolare, i cittadini ed i residenti degli Stati Uniti che hanno una posizione finanziaria in un Paese straniero che
supera i 10 mila dollari devono dichiarare l’esistenza di tali investimenti sulla Schedule B, Part III, della loro dichiarazione dei redditi individuale.
Inoltre, gli stessi devono
compilare un
Report dei predetti
rapporti finanziari detenuti all’
estero al Tesoro degli Stati Uniti.
Lo scorso 4 agosto il dipartimento della giustizia statunitense e l’Amministrazione finanziaria hanno annunciato di aver
condannato un
cittadino americano a sei mesi di
reclusione e ad un anno di
arresti domiciliari per non avere dichiarato un conto corrente all’estero.
Nel caso di specie il conto era stato detenuto in una
banca di Israele ed era intestato ad una
società delle
Turks and Caicos che era stata utilizzata per nascondere la reale proprietà.
Il gruzzolo all’estero
fruttava interessi, ma risultava inoperoso in quanto non utilizzabile nella sfera imprenditoriale americana.
Il contribuente ha quindi ben pensato di usarlo come
collaterale per ottenere
prestiti negli Stati Uniti dalla branch americana della banca israeliana. Conseguentemente, il contribuente e suo fratello (contitolare del conto estero e a quanto pare anche contitolare dell’attività imprenditoriale) si erano
dedotti gli
oneri finanziari dal reddito di impresa americano, trascurando, tuttavia, di dichiarare gli analoghi interessi attivi maturati nel conto israeliano.
L’importo non dichiarato pare ammontare a
282.000 dollari ed il
picco del
conto corrente incriminato aveva superato
i 4 milioni di dollari.
Il contribuente ha accettato di pagare una
sanzione nientemeno pari al
50% di tale
importo massimo, ragguagliato per la sua metà.
L’
anno
incriminato è il
2007 e la questione nacque quando il contribuente presentò ai funzionari delle dichiarazioni dei redditi relative al 2004 e 2005 modificate, che non risultavano mai essere state spedite all’
Amministrazione entro i termini di legge. Peraltro, il contribuente non riuscì a dimostrare il pagamento delle imposte indicate nelle
dichiarazioni.
E se un
residente italiano si trovasse in una situazione analoga?
Ovviamente dovrebbe dichiarare l’investimento estero nel
quadro RW e liquidare l’
IVAFE oltre, ovviamente, a dichiarare nel quadro
RM gli interessi attivi.
La questione da valutare è se il
veicolo societario sia considerato meramente
interposto o meno. Nel primo caso si dovrà dichiarare il
conto direttamente, mentre nel secondo caso si dichiarerà la
partecipazione societaria ma, si badi, applicando il principio del
look through in quanto non localizzata in un Paese incluso nella
white list di cui al D.M. 4.9.1996 integrata con gli ulteriori paesi inclusi nella C.M. 38/E/2013.