4 Agosto 2014

Ormai è tempo (forse) di ferie

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Guardando l’andamento di questa brutta estate, ho acquisito man mano la certezza che le imprecazioni di migliaia di commercialisti e di loro dipendenti, “asserragliati” negli studi per cercare di far fronte alle scadenze e relative proroghe dell’ultimo minuto, abbiano sortito l’effetto di incidere negativamente sulle condizioni meteo, rovinando le vacanze anche agli altri italiani (della serie … mal comune mezzo gaudio).

Che la misura sia colma lo si evince anche dal pezzo che abbiamo pubblicato venerdì che, in modo divertente, riassume la cronistoria della nostra vita (non solo professionale) nei mesi “caldi” dell’attività, che purtroppo tanto divertente non è.

Il problema è però acuito dal fatto che, come aveva osservato Renzi quando, nel presentare la “rivoluzione” del 730 precompilato, aveva definito “destagionalizzata” l’attività del commercialista, quasi tutti i mesi ormai sono diventati “caldi” per i nostri studi: la moltiplicazione degli adempimenti telematici e soprattutto la pessima “gestione” delle scadenze attuata da parte dell’Agenzia hanno infatti reso “impossibile” la nostra agenda.

Se andiamo indietro con la memoria e pensiamo ai diversi adempimenti cui i nostri studi hanno fatto fronte nel corso dell’ultimo anno, nell’interesse primario non tanto dei clienti, sempre più insensibili su questo fronte, quanto dell’Amministrazione, alla quale prestiamo un supporto (non retribuito) che ci costa soldi e fatica, non potremo non ravvisare come in relazione alla quasi totalità degli stessi vi siano state problematiche di vario genere che hanno reso ancora più difficoltosa la nostra attività.

Ritardi nell’emanazione dei provvedimenti e delle relative istruzioni, correzioni dei software, documenti di prassi rilasciati in zona cesarini o oltre, hanno determinato nella maggior parte dei casi delle proroghe che però, in modo quasi “sadico”, sono state sempre annunciate a pochi giorni dalle scadenze.

Su questo aspetto non riesco proprio a darmi pace: più ci penso, più non riesco a comprendere come vi possa essere un’assenza di pianificazione così evidente, che non fa che incrementare le incomprensioni e la distanza fra clienti e professionisti da una parte e Amministrazione finanziaria dall’altra.

Da questo punto di vista ho molto apprezzato le dichiarazioni del nostro Presidente Longobardi che, nel giorno dell’insediamento, riferendosi alla proroga del 770, ha indicato come situazioni di questo genere non si debbano più ripetere.

E vorrei che, oltre all’apprezzabile spending review annunciata nel programma elettorale per i primi 100 giorni del mandato, fosse proprio questo il primo impegno del nuovo Consiglio Nazionale: attivarsi nei confronti dell’Agenzia affinché, con una “normale” gestione degli adempimenti, sia garantita la possibilità di una pianificazione delle attività degli studi professionali (e degli impegni delle imprese).

Sarebbe un enorme risultato, che, senza costare nulla all’Amministrazione (se non un pizzico di impegno in più), migliorerebbe notevolmente la “vita” dei professionisti e dei loro clienti.

Per fare questo deve essere instaurato un rapporto costruttivo con l’Agenzia e il nuovo direttore Orlandi, così come con le associazioni di categoria che rappresentano le imprese, evitando il “muro contro muro” a cui eravamo arrivati ad un certo punto con il precedente Consiglio.

Rapporto costruttivo, si badi bene, non vuol dire sudditanza, anzi: la nostra categoria deve invece agire con competenza e caparbietà per vedere affermate le ragioni del diritto (e del buon senso), ma senza contrapposizioni sterili e precostituite.

Buoni propositi prima delle vacanze, si dirà: sono d’accordo, ma lasciamoci almeno la possibilità di sperare in un’estate, la prossima, migliore di quella che stiamo trascorrendo. Da qualche parte bisognerà pur iniziare per invertire la tendenza.