10 Ottobre 2013

Non profit e professionisti: a Milano un importante momento di incontro

di Carmen MusuracaGuido Martinelli Scarica in PDF

Il Terzo settore sta vivendo un momento di grande travaglio. Se, inizialmente, prevalevano le finalità dell’ente, ai fini della loro classificazione tra gli enti non commerciali, sempre di più il calare delle risorse “contributive” da parte degli enti pubblici e privati ha indotto le organizzazioni non profit ad assumere sempre più dinamiche “imprenditoriali”. Ne è derivato che lo spartiacque con gli altri settori, ora, più che dalle finalità, si deve identificare nella finalità lucrativa o meno.

Tale dato di fatto non è stato recepito dal legislatore (basti pensare alle Inlus, nate e mai esplose proprio per la carenza di agevolazioni legate al loro agire come imprese) e questo ha prodotto una serie di contrasti interpretativi in gran parte ancora insoluti.

Questa incertezza interpretativa, collegata, alla crescita del numero di organizzazioni non profit attestata dai risultati dell’ultimo censimento ISTAT ha richiamato in maniera prepotente l’attenzione dei professionisti italiani su questo settore.

È stata questa la riflessione emersa durante l’interessante convegno aperto al pubblico dal titolo “Non profit e professionisti: problematiche e proposte”, svoltosi il 3 ottobre scorso a Milano nell’aula magna dell’Università Bocconi, con l’obbiettivo di stimolare la carente operatività dei professionisti nello specifico settore e sollecitare l’intervento mirato del Legislatore.

Dopo un’introduzione ai lavori che ha indicato le linee di discussione, si è passati ad una analisi più approfondita della disciplina giuridica e fiscale del settore partendo dell’esperienza della fondazione attraverso esposizione degli importanti risultati ottenuti nell’ambito della ricerca scientifica dalla Fondazione Umberto Veronesi”, che utilizzando risorse derivanti in via principale dal riconoscimento del beneficio del 5 per mille, ha fornito i numeri dell’importante azione sociale e di investimento in termini di lavoro e ricerca registrata nell’ultimo anno.

La parola è poi andata al prof. Stefano Zamagni dell’università di Bologna che dopo una rapida rassegna sull’evoluzione nel nostro sistema dell’esperienza delle organizzazioni non profit in generale, ha offerto una sapiente e lucida visuale dell’attuale panorama italiano e della situazione di transizione di portata epocale nella quale ci troviamo. Prendendo atto del bisogno di sopperire alla carenza di risorse pubbliche e alla necessaria sussidiarietà richiesta dallo Stato agli enti del terzo settore, il professore richiama all’urgenza di portare a compimento il fondamentale passaggio dal non profit redistributivo, in cui le organizzazioni senza scopo di lucro si limitavano al fund raising, al non profit produttivo, che genera profitto per la società. Quando il passaggio sarà completato aumenterà conseguentemente anche la domanda e l’interesse dei professionisti per il settore.

Ampio spazio è stato riservato allo studio degli aspetti comparati e delle esperienze nord americane ed europee in termini di disciplina specifica e sviluppo del terzo settore allo scopo di offrire spunti di riflessione e utili confronti anche per il legislatore.

Il dott. Michelotti ha approfondito la problematica del sovraindebitamento degli enti non commerciali analizzando le procedure contenute nella legge n.3/2012 e successive modifiche in materia di composizione delle crisi da sovra indebitamento che ha finalmente introdotto nel sistema italiano una disciplina legislativa volta a favorire il superamento mediante composizione delle crisi e delle insolvenze dei soggetti non fallibili tra cui le organizzazioni operanti nel terzo settore, e se ben applicata, può essere lo strumento di risoluzione delle situazioni disperate di piccole organizzazioni e persone fisiche che, lasciandosi alle spalle il vecchio indebitamento, possono intraprendere un nuovo processo di produzione.

La seconda parte del convegno è stata, invece, dedicata ad una tavola rotonda durante la quale si è cercato di aprire prospettive e lanciare proposte utili al fine di consentire un produttivo sviluppo delle organizzazioni non profit che dovranno rendersi nuovi attori del panorama imprenditoriale nazionale al fine di sopperire alla crisi del welfare state fornendo alla collettività quei servizi sociali che sempre di più lo Stato non sarà in grado di garantire. A tal fine è stata sollecitata in maniera unanime la modifica del libro I del Codice Civile, passaggio imprescindibile dal quale partire per consentire un effettivo sviluppo del settore anche se, come rilevato dal Prof. Francesco Florian, può già essere individuando nelle norme del Codice che disciplinano l’istituto della trasformazione eterogenea, un principio di importante permeabilità tra gli enti classicamente operanti nel terzo settore (associazioni, fondazioni e comitati) e le società del libro V del Codice, strumento importantissimo per consentire una interpretazione del concetto di impresa più adeguato che consenta alle organizzazioni non profit di escludere il lucro soggettivo ma di produrre comunque profitto sociale. Purtroppo, si è dovuto prendere atto che la crescita dell’intero settore è ancora fortemente frenata dall’assoluta disomogeneità normativa esistente sia in relazione alla disciplina generale che con riferimento al trattamento fiscale e al sistema delle erogazioni liberali in favore dei soggetti non profit, strumento principe di finanziamento dell’intero settore fino ad oggi, pertanto, diventa sempre più urgente un consapevole intervento normativo specifico.

Le conclusioni della giornata sono spettate al prof. Uckmar, che ha auspicato un miglior coordinamento generale degli strumenti e delle attività nel settore del non profit nelle sue variegate forme ed espressioni, sotto il profilo giuridico economico e fiscale, attraverso l’intervento delle istituzioni europee per la creazione di un modello di ente non commerciale europeo che, così’ come fatto per le cooperative sociali, possa costituire la premessa per un più incisivo sostegno anche di carattere tributario al settore.