16 Dicembre 2013

Non facciamo prevalere la rassegnazione!

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

 

E’ domenica sera e sono sul treno che da Verona mi dovrebbe portare a Firenze, dove il giorno dopo devo essere per la giornata del Master Breve dedicata a trust e liquidazione.

Una gran corsa per arrivare alla stazione in tempo, le carrozze stracolme di passeggeri, e poi … non succede niente … il treno non parte.

Ho il “privilegio” di essere nella prima carrozza e di vedere in diretta come capotreno e macchinista cercano di risolvere il problema tecnologico che impedisce la partenza, con il telefonino in mano ad ascoltare le direttive che da lontano qualche tecnico sta dando.

Tutti i passeggeri rimangono silenziosi ed educati, anzi più di qualcuno la butta sul ridere; soltanto un signore si innervosisce chiedendo almeno dei chiarimenti. E allora la capotreno, abbandonando per un momento il lavoro di “manutenzione”, fa il tanto atteso annuncio: “Il treno Alta Velocità (ma occorreva dirlo se non riesce neanche a partire?) Frecciargento n. 9485 è ancora fermo alla stazione di Verona Porta Nuova (utile informazione!) e ha accumulato un ritardo di 45 minuti” (poi alla fine i minuti di ritardo saranno 110).

Racconto questo aneddoto per due motivi: intanto per sfatare il “mito” che fare il relatore sia sempre bello e divertente come qualcuno pensa, ma soprattutto perché in quella carrozza mi è sembrata di vedere nitida la fotografia di quella che è la situazione attuale del nostro Paese, in tutti i campi, nessuno escluso, in primis quello tributario nel quale, ahimé, operiamo.

C’erano infatti molti degli elementi che ci accompagnano nella nostra vita quotidiana:

– la Disorganizzazione: in una stazione come Verona non c’è un tecnico che ne capisca di treni;

– l’Arte italica dell’arrangiarsi: capotreno e macchinista (che di mestiere dovrebbero fare altro) a pigiare tasti in modo più o meno consapevole fino a quando appare il messaggio “errore fatale” (evidentemente chi ha concepito il software non era neppure lui un ottimista);

– la Rassegnazione: tutti i passeggeri, paganti (e non poco), ad aspettare rassegnati l’esito di questi goffi tentativi, avvertendo parenti e amici (il treno andava a Roma) che sarebbero arrivati (forse) ma con grave ritardo (sicuro).

Nell’attesa mi sono messo a pensare all’editoriale del lunedì per Euroconference NEWS e, vista la situazione di sconforto nella quale mi trovavo, per “analogia” mi sono venute in mente le molte lettere che ci sono arrivate in redazione nelle quali i Colleghi, con tenore diverso, denunciano “stanchezza” e “esasperazione” in relazione ad una situazione che dal punto di vista dell’attività professionale sta diventando sempre più ingestibile.

Riportiamo alcuni estratti, che ben sintetizzano le tematiche più ricorrenti.

Paola ad esempio ci ha scritto: “Sinceramente a me viene invece proprio voglia di mollare tutto …

Grazie per la disponibilità a fare da cassa di risonanza, credo anche io che la nostra categoria dovrebbe muoversi in maniera radicale: siamo talmente sempre oberati dai mille adempimenti che perdiamo di vista ciò che è normale e ciò che è un’aberrazione. Ci vuole un cambio di rotta deciso, così non può andare, è un gioco al massacro della nostra categoria e dei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione e credo che ne pagheremo le conseguenze tutti. Ormai i cittadini hanno perso completamente la fiducia nella pubblica amministrazione e sono sempre più restii a collaborare e se lo fanno è solo per il timore delle sanzioni, non certo per senso civico. Sempre più spesso sento dire dai clienti: basta, ne posso più, in Italia non si può lavorare, chiudo tutto e vado all’estero, chiudo tutto e faccio tutto in nero, chiudo tutto e vado in pensione e che i dipendenti si arrangino …

Ma possono stare tutti tranquilli: siamo talmente immersi nei ricalcoli degli acconti (che neanche facciamo pagare) che non ci accorgiamo di quanto la nostra categoria potrebbe contribuire al cambiamento del sistema. Sembra che l’unica cosa che sappiamo dire è “per favore dateci la proroga” (o meglio, “rendete valide le dichiarazioni trasmesse fino al”: il termine “proroga” è politicamente scorretto, non gradito). Ringraziamo poi umilmente per aver ottenuto la sospirata boccata d’ossigeno a un minuto dalla fine, con la nostra faccia sotto i piedi e possono pure muoverli (come direbbe il grandissimo Troisi)”.

Gianluigi e Antonio invece sottolineano la mancata azione della nostra categoria:

“A questo punto, non comprendo cosa vogliamo pretendere se, al pari del parlamento, non siamo stati un grado di dare un indirizzo comune ed una rappresentatività che ci meritiamo.
Da ultimo, e non ultimo, si aggiunga il perdurante stato di acquiescenza passiva che ha caratterizzato nel corso degli ultimi anni, il nostro rapporto con le Istituzioni”.

Anna, nonostante tutto, è propositiva:

“Amo disperatamente il mio lavoro ed ogni giorno mi reinvento e mi formo, cerco novità, soluzioni, idee per dare ai clienti un supporto tempo di crisi. Ho vissuto i tempi della maggiorazione di conguaglio e del condono del ’90, l’invim decennale, tutte le Tremonti e le rivalutazioni & more.

Sono sempre stata ossessivo-compulsiva sulle scadenze, sapevo a memoria i regolamenti IMU/ICI dei singoli comuni comprese le modifiche distinte per anno di approvazione. ORA BASTA.

IMU, acconti, scadenze spicciole sono DI NESSUN INTERESSE, i clienti hanno bisogno di STRATEGIE, di DIREZIONI CONCRETE, di SUPPORTO MORALE (è importantissimo per un imprenditore avere qualcuno con cui fare il DisperatoPiantoPeriodico), di PRESENZA ed ATTENZIONE. Il professionista deve dare il suo contributo insostituibile. Mi sto specializzando in commercio estero e business english per fare la differenza”.

Sono estratti di alcune soltanto delle moltissime mail che abbiamo ricevuto e allora ci siamo chiesti cosa possiamo realmente fare per cercare di dare una scossa ad una categoria che sembra essersi persa in se stessa e nelle proprie lotte intestine, evitando di fare soltanto una polemica sterile verso Legislatore e Amministrazione, ma cercando di essere propositivi.

Vogliamo cercare di dare voce ai tanti Colleghi che leggono Euroconference NEWS, stimolandoli a rendersi parte attiva e a fare delle proposte “concrete” per contribuire a risolvere i problemi che toccano la nostra attività e quella dei clienti.

Come migliorare o semplificare una comunicazione, come snellire un adempimento, come risolvere un caso controverso … cerchiamo di passare dalla fase della “lamentela” a quella del “contributo attivo”.

Fateci le VOSTRE proposte scrivendo a direzione@ecnews.it. Quelle più interessanti le pubblicheremo sul nostro giornale, sottoponendole se del caso al giudizio dei Colleghi con un sondaggio, e poi le tradurremo in proposte concrete da inoltrare all’Agenzia delle entrate.

E’ possibile che tutto questo lavoro non porti a risultati concreti, ma quello che è certo è che il piccolo contributo di noi tutti aiuterà a restituire dignità alla nostra Attività e alla nostra Professione.

E poi non si sa mai … le cose possono sempre migliorare … alla fine persino il Frecciargento n. 9485 ce l’ha fatta ed è riuscito a partire facendomi arrivare a Firenze.