4 Aprile 2014

Non esiste mondo fuori delle mura di Verona

di Chicco Rossi Scarica in PDF

In un precedente intervento (Vi presento sua maestà l’Amarone 2010) avevamo terminato citando le celebri parole di RomeoNon esiste mondo fuori delle mura di Verona: non c’è che purgatorio, supplizio, l’inferno stesso. Essere esiliato di qui, vuol dire essere esiliato dal mondo, e l’esilio dal mondo è la morte: l’esilio è dunque una morte sotto falso nome…”, dandoci appuntamento al 6 aprile.

Mai affermazione fu più veritiera, almeno per quanto riguarda i giorni che vanno dal 6 al 9 aprile, perché c’è il Vinitaly e Verona diventa la capitale mondiale del vino, titolo che del resto detiene in coabitazione con Bordeaux (non ce ne voglia Milano e il suo tentativo di scippare la leadership a Verona. Gli italiani soffrono di un autolesionismo senza eguali: pensate al Festival del cinema di Venezia. Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché mai WV doveva inventarsi il Festival di Roma. Non mi risulta che oltre a Cannes in Francia vi sia il Festival di Parigi. Bah…).

Basta leggere i numeri della passata edizione per capire la portata dell’evento: 4.101 espositori distribuiti su di una superficie espositiva complessiva di 89.163 mq, calpestati da ben 148.038 visitatori di cui il 35% stranieri (52.979).

A questo si affianca anche il Sol & Agrifood, la rassegna internazionale dell’agroalimentare.

In sincerità Chicco Rossi non vuole far torto a nessuno e quindi non andrà a scegliere un produttore in particolare in quanto qui sono presenti tutti: dal gotha dell’enologia (pensiamo al grande Angelo Gaja o alla memoria di Franco Biondi Santi che, quasi volendosi burlare di tutti quelli che ha allietato con il suo splendido Brunello della Tenuta Il Greppo dove consiglio una visita, se ne è andato giusto due anni fa mentre si alzavano i calici in quel di Verona) al più piccolo produttore che tuttavia, sicuramente metterà il suo impegno e amore per produrre quello che da sempre, e a ragione, è considerato il nettare degli dei.

Ecco che allora oggi facciamo una bella passeggiata per Verona alla scoperta del suo incantevole centro storico con tappa obbligatoria in quella via Cappello che ospita il balcone di Giulietta.

Ma Verona non è solo “Romeo e Giulietta” ma è anche la città di Can Francesco della Scala detto Cangrande I, amico di un certo Dante Alighieri che lo onorò nel Paradiso nel canto XVII e talmente grande che anche il Boccaccio nel Decameron nel settimo racconto della prima giornata così si espresse: “ Chiarissima fama quasi per tutto il mondo suona, messer Cane della Scala, al quale in assai cose fu favorevole la fortuna, fu un de’ più notabili e de’ più magnifici signori che dallo ‘mperadore Federico secondo in qua si sapesse in Italia”.

Ecco che allora si può andare a visitare l’austero Castelvecchio con il conte Cavour che lo osserva stancamente e con l’arco dei Gavi che gli fa da paggetto di fianco in mezzo agli alberi.

In realtà quell’arco era stato fatto erigere lungo la via Postumia (ricordate il bel viaggio A comprar vino dove si fece la storia?) ma demolito dai napoleonici nell’agosto 1805 per poter transitare con i carri. I blocchi furono sistemati sotto gli arcovoli dell’Arena. Solo nel 1932 fu ricostruito ma non più lungo l’attuale Corso Cavour, bensì in una piazzetta adiacente.

Ma Castelvecchio e più precisamente la sala da concerto degli Amici della Musica fu il teatro del dramma mussoliniano e più precisamente di quello che passò alla storia come “Il processo di Verona” in cui dall’8 al 10 gennaio 1944 vennero giudicati i membri del Gran Consiglio del Fascismo che, il 25 luglio 1943, sfiduciarono il Duce, ponendo la parola fine al Fascismo, tra cui Galeazzo Ciano, marito di Edda figlia di Mussolini. Tutti sanno come finì quella storia…

E perché non andare a scoprire la Verona romana con la sua Porta Borsari (in origine Porta Iovia) l’antico Foro romano, l’attuale Piazza delle Erbe? O immergersi nel Medioevo con la splendida Piazza dei Signori, il Corte Mercato Vecchio con la sua scala della Ragione e le vicine Arche Scaligere dove dormono i signori indiscussi di Verona?

Se fosse pronta la funicolare che dalle vicinanze di Ponte Pietra e del Teatro Romano, dove ogni anno viene celebrato, ci mancherebbe altro, il Festival shakespeariano, sarebbe bello poter andare a Castel San Pietro, la caserma austriaca, ordinata dal feldmaresciallo Radetzky da cui si domina la città. Attualmente, il Castello, ceduto dal comune di Verona alla Fondazione Cariverona è in attesa del via libera da parte delle Belle Arti per poter fare i dovuti interventi per renderlo museo.

Ma le scoperte non finiscono qui in quella che è una piccola città di provincia che forse senza un gemito muore al bar, paura di volar….

E allora non resta che imitare Alfredo e cantare:

“Libiamo, libiamo ne’ lieti calici,

che la bellezza infiora;

e la fuggevol fuggevol’ora

s’inebrii a voluttà.

Libiam ne’ dolci fremiti

che suscita l’amore,

poiché quell’occhio al core

Onnipotente va.

Libiamo, amore; amor fra i calici

più caldi baci avrà.”

E ci rivediamo il 20 giugno per “Un ballo in maschera” in quello che è il più bello anfiteatro del mondo per assistere a un’opera lirica.