7 Ottobre 2021

Non è di buone notizie che abbiamo bisogno. Servono soluzioni.

di Assunta Corbo - giornalista, autrice e Founder Constructive Network Scarica in PDF

È idea comune, soprattutto qui in Italia, che il giornalismo costruttivo sia un giornalismo positivo orientato alle buone notizie. Non è così. Esistono dei parametri molto chiari da rispettare per essere narratori costruttivi: poco spazio al problema, dettagli sulla soluzione proposta con indicazioni di scalabilità e limiti. Quest’ultimo punto è importantissimo perché ci allontana dall’idea che possa esistere “la” soluzione e ci avvicina alla percezione che le sfumature alimentano dettagli fondamentali. Se ogni problema ha infinite soluzioni, possiamo affermare che ogni soluzione ha certamente dei limiti.

È questa una delle ragioni per cui non è possibile associare il giornalismo costruttivo al giornalismo delle buone notizie. Il professore Martin Seligman, padre della psicologia positiva, si è interessato molto al giornalismo trovando delle analogie con la terapia proposta ai suoi pazienti depressi. Dopo aver provato ad aiutare le persone immerse nel proprio buio a eliminare il negativo si è chiesto se questo percorso fosse davvero efficace. La risposta che si è dato lo ha condotto a intraprendere una strada nuova. Togliendo dalla mente delle persone tutto ciò che di negativo li turbava si è reso conto di trovarsi di fronte a persone “vuote”. Cosa fare allora? Seligman ha provato a non eliminare nulla ma ad aggiungere ciò che viene considerato positivo, costruttivo, utile. Questo ha dato come risultato una visione della realtà completa. E da questa riflessione si è aperto allo studio del giornalismo costruttivo.

Il punto è proprio questo. Non possiamo pensare di vivere in una bolla che ci costruiamo anche con l’informazione. Viviamo in un mondo complesso che collezione problemi da cui non possiamo scappare. Prendiamone consapevolezza ma guardando sempre verso la soluzione. Perché se c’è una cosa di cui abbiamo bisogno è la speranza di poter riuscire, migliorare, costruire. Non certo l’illusione che i problemi non esistano.

Le sole buone notizie non ci fanno bene perché:

  1. Ci allontanano dalla realtà. Non esiste un mondo senza problemi e su questo sarete d’accordo con me. Invece di negare questa evidenza cominciamo a selezionare l’informazione che costruisce. Quella che ci offre una visione realistica. 
  2. Creano eroi. Per sopperire alla negatività dell’informazione, i media finiscono spesso per proporci le storie di veri e propri eroi ed eroine. Persone che hanno salvato il loro pezzo di mondo o che hanno lasciato tutto per dedicarsi alla comunità. Sono storie molto interessanti ma per essere costruttive mancano di alcuni aspetti: cosa è stato fatto? Come? Con quali evidenze della buona riuscita? Come è replicabile? 
  3. Sminuiscono la nostra realtà. Dal momento che la vita è tutt’altro perfetta, leggere solo buone notizie rischia di buttarci in un pericoloso limbo. Si finisce per pensare che la fortuna sorride solo agli altri e non a noi. Questo diventa pericoloso perché ci rende immobili esattamente come l’idea che il mondo sia un luogo pericoloso in cui stare.

Proviamo a cercare qualcosa di più. Pretendiamolo da chi fa informazione. 

Per approfondire il giornalismo costruttivo: https://www.lerosa.it/lifestyle/giornalismo-costruttivo-cos-e/

LeRosa Giornalismo costruttivo