21 Marzo 2014

Nei dintorni del Canale Mussolini

di Chicco Rossi Scarica in PDF

La primavera ormai è prepotentemente arrivata e ovunque ci si guardi intorno si vedono alberi in fiore.

La speranza è che non subentri un drastico abbassamento delle temperature a discapito dei raccolti di frutti che da maggio in poi allieteranno i nostri palati.

Quale occasione migliore per iniziare a fare delle gite in campagna alla scoperta della natura e in attesa di poter finalmente sfoggiare i nostri fisici scolpiti durante l’inverno a suon di calici di vino e piatti calorici?

Destinazione di questa settimana è il basso Lazio e più precisamente la provincia di Latina terra che molte delle sue fortune le deve al Ventennio, periodo in cui si realizzò la bonifica delle paludi pontine e in cui Pennacchi ha ambientato la storia della famiglia Peruzzi che dalla pianura padana si trasferì nell’Agro pontino, allora chiamato Canale Mussolini.

Ma il nostro punto di partenza è Sermoneta e il castello che la domina: il castello Caetani, famiglia di appartenenza di quell’”anagnino” di Bonifacio VIII (comunicazione di servizio: non ho avuto notizie sul Cerciole. Chi doveva capire ha capito).

Il paese, di origine medievale, sorge su una collina che erge 257 metri sul livello del mare.

Il castello, creato per svolgere una funzione di fortezza, eretto per volere della famiglia degli Annibaldi nel ‘200, merita una visita. Si può sognare passeggiando per le stanze che ospitarono non solo Bonifacio VIII, ma anche figure reali quali Federico II e Carlo V, papi come Gregorio XIII e Sisto V, nonché la leggendaria Lucrezia Borgia, figlia di quell’Alessandro VI salito agli onori televisivi.

Prima di uscire dal castello bisogna passare dalle stalle e immedesimarsi in quella coppia fantastica che fu il duo Benigni-Troisi del “Non ci resta che piangere”.

Ma è il paese stesso che merita una tranquilla e rilassante passeggiata tra i suoi stretti vicoli che nascondono dietro ogni angolo sorprese come la chiesetta di San Michele Arcangelo o la Loggia dei mercanti, costruita nel 1446, e tutt’ora inconfondibile per le arcate gotico-rinascimentali.

Terminata la visita al paese, la destinazione è il Giardino di Ninfa, il cui nome deriva proprio dal fiume Ninfa che lo alimenta e trionfo di corsi di acqua e laghetti artificiali.

Ninfa divenne di proprietà dei Caetani per volere di Bonifacio VIII che tanto agì e intervenne affinché il nipote Pietro II Caetani ne diventasse proprietario. Pietro ampliò il castello della città, aggiungendo la cortina muraria e realizzò il palazzo baronale. Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, diede mandato a Francesco da Volterra per costruire un giardino delle sue delizie: l’attuale Giardino di Ninfa ove è possibile ammirare 19 varietà di magnolia decidua, betulle, iris acquatici, e aceri giapponesi.

Alla luce dell’anticipo della primavera è possibile ammirare la fioritura dei ciliegi ornamentali.
Il giardino ospita oltre 1300 specie di alberi e di fiori, su tutte la rosa con molte varietà, che si dipanano per gli oltre 8 ettari di parco.

A chiudere questa prima giornata non resta che andare a visitare l’Abbazia di Valvisciolo, capolavoro di stile romanico-circestense, secondo nella zona alla sola Abbazia di Fossanova. La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel XII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII secolo a cui subentrarono i Cistercensi.

La leggenda narra che, nel 1314, quando venne posto al rogo l’ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay, gli architravi si spezzarono.

Questa volta Chicco Rossi non vi porta in una trattoria o in un ristorante alla moda ma a fare un bel picnic sulla spiaggia mangiando come antipasto delle insuperabili olive romane di dimensioni quasi transgeniche sorseggiando un Cincinnato brut dell’omonima Cantina Cincinnato, ottenuto in purezza dal vitigno autoctono Bellone.

A seguire, come non si può addentare uno splendido panino con il prosciutto di Bassiano? E da bere?

Mater Matuta, dea del Mattino o dell’Aurora e quindi protettrice della nascita degli uomini e delle cose, e attuale Syrah all’(85%) e Petit Verdot al 15% del Casale del Giglio, di lunga gestazione e di particolare vinificazione se è vero i due vitigni sono oggetto di differenti tecniche. I vini subiscono un invecchiamento in barriques nuove per 22–24 mesi a cui fa seguito un periodo di affinamento in bottiglia per ulteriori 10–12 mesi.

Di colore rosso rubino cupo, al naso si presenta con spiccati sentori balsamici, caffè scuro in grani, viola e marasca matura. L’invecchiamento in barriques fa emergere la cannella. Alla beva avvolgente e con notevole freschezza.