24 luglio 2017

Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un …!

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Immagino che il riferimento culturale non si possa considerare troppo erudito, ma, quando ho letto, incredulo, il comunicato stampa del MEF del 20 luglio, mi è venuta subito in mente la celeberrima frase del Marchese del Grillo.

L’anno scorso avevo pubblicato un editoriale, intitolato Difetto di rappresentanza, nel quale evidenziavo l’assurdità di una proroga della scadenza dei versamenti delle imposte che avevo definito last minute e la relativa frustrazione di una categoria, la nostra, incapace di farsi rispettare dal legislatore e dall’amministrazione finanziaria.

Mai avrei immaginato che dalla proroga last minute si arrivasse alla proroga ex post, con un comunicato stampa del 20 luglio che annuncia il differimento al 20 luglio (!), attraverso un decreto “in corso di pubblicazione” (… d’altronde che fretta c’è?), del termine di versamento delle imposte (che scadeva al 30 giugno).

La proroga in questione interessa, fra l’altro, soltanto i titolari di reddito d’impresa, e non i lavoratori autonomi, ma non credo sia questo il problema principale per noi professionisti.

Questo è piuttosto rappresentato dal fatto che ci troviamo in un sistema incapace di gestire anche gli accadimenti che possono essere pianificati con anni di anticipo (l’esigenza del differimento, in questo caso, è infatti legata alle ricadute delle modifiche alla disciplina dei bilanci) e che alimenta invece il culto della proroga, elargita, sempre fuori tempo massimo, come forma di impropria “sanatoria” e, nel contempo, strumento di captatio benevolentiae da parte del signorotto di turno. E che il rinvio di una scadenza sia percepito come “salvifico”, lo dimostra l’immediata richiesta da parte di noi sudditi della formalizzazione della prossima proroga promessa, quella del differimento dei termini di presentazione delle dichiarazioni di un paio di settimane, come se questo potesse in qualche modo alleviare le difficoltà in cui i nostri Studi si dibattono.

Il mio “disagio” si è acuito perché, per ironia della sorte e scarsa tempestività, il giorno successivo al comunicato stampa del MEF l’Agenzia delle entrate ne ha pubblicati addirittura sei, che riassumono la lettera indirizzata ai dipendenti dal nuovo direttore Ernesto Maria Ruffini.

L’ultimo di questi comunicati fa riferimento al rapporto fisco-contribuenti e, non senza una certa dose di retorica, afferma che “Nei giorni in cui viene celebrato il primo uomo che camminò sulla Luna, riducendo le distanze fra il nostro pianeta e il suo satellite, mi piace pensare che riusciremo a ridurre le distanze fra fisco e cittadini, contribuendo alla costruzione di un’Italia più moderna, più coesa ed equa.” e poi conclude, citando Martin Luther King, “Perché diventeremo responsabili noi se non faremo nulla.”

Avevo pensato di concludere questo editoriale con frasi sul rapporto fisco-contribuenti altrettanto dense di buoni auspici (ahimé, poi, frustrati dalla dura realtà delle cose) formulate dai predecessori del dott. Ruffini, ma poi ho ritenuto che non fosse corretto, perché è giusto avere la speranza che qualcosa possa cambiare veramente e che la classe dirigente di questo Paese passi finalmente dalle promesse ai fatti: è evidente come il cosiddetto Paese “reale” non possa più aspettare.

E allora, anche per “riscattarmi” rispetto alla poco dotta citazione iniziale, anch’io voglio concludere con una frase celebre di Martin Luther King: “È sempre il momento giusto per fare quello che è giusto”.

Al direttore Ruffini mi permetto di dire, però, che conviene iniziare quanto prima, perché non bastano più i comunicati stampa e le dichiarazioni di principio: c’è solo da sperare di non essere già fuori tempo massimo, anche perché, in questo caso, purtroppo nessuno ci potrà, “benevolmente”, concedere una proroga.

Dottryna