28 Ottobre 2014

L’universo di Google e la libertà sul Web

di Teamsystem.com Scarica in PDF
Ormai quasi tutti abbiamo una casella di
posta elettronica Gmail. I motivi per cui si sceglie di attivare e usare la mail di
Google sono tantissimi: funziona sempre, mette
15 GB di spazio a disposizione, è facile da configurare con qualsiasi
client e poi, con
un unico account è possibile accedere a una lunga lista di servizi come
calendario,
rubrica,
mappe ecc. Insomma, una serie di funzioni che nessun altro è in grado di eguagliare in maniera così vasta. Ma un altro dei motivi per cui Gmail ha tantissimo successo è perché non costa nulla,
è gratis. Ma ne siamo davvero così sicuri?
 
Se Google offre così tanti sevizi e in cambio non chiede nulla, potrebbe essere un grande benefattore dell’umanità, oppure ha trovato un modo diverso per guadagnare e ha capito che oggi c’è qualcosa che vale più di qualunque altra cosa sul web: sono
i nostri dati. Intendiamoci, a Google non interessano i nostri dati in quanto singoli individui, non gli importa nulla di sapere che ci chiamiamo Mario Rossi e chi siamo realmente, gli interessa solo incasellarci in una categoria ben precisa di “
utenti profilati” (è così che gli operatori del
web marketing chiamano le persone all’interno di una lista). Quindi, in che modo guadagna Google? Memorizzando tutte le informazioni che ci riguardano e “rivendendole” ai suoi clienti.
 
Leggendo con attenzione le condizioni di utilizzo che accettiamo quando apriamo una casella di posta Gmail, scopriamo che tutte le informazioni che ci riguardano, compreso il contenuto delle singole mail, viene letto da Google. La società specifica che i suoi sistemi “
analizzano i contenuti dell’utente (incluse le email) al fine di offrire funzionalità dei prodotti rilevanti a livello personale, come risultati di ricerca personalizzati, pubblicità su misura e rilevamento di spam e malware. Questa analisi si verifica nel momento in cui i contenuti vengono trasmessi, ricevuti e memorizzati”.
Intendiamoci, la posta viene letta in maniera del tutto automatica per
ricercare delle parole chiave, non ci sono persone fisiche a svolgere questo lavoro.
 
Insomma, è come se un postino digitale si mettesse a leggere tutta la nostra corrispondenza per studiare meglio i nostri interessi e infilare nella casella della posta solo le cose che ci interessano maggiormente. È così che Google può assicurare ai propri
clienti inserzionisti qualcosa che nessun altro è in grado di offrire: fare in modo che il loro
messaggio pubblicitario arrivi a destinazione nel momento esatto in cui il target di riferimento (noi) è alla ricerca di quel servizio o prodotto che stanno pubblicizzando. Si tratta di quegli annunci che vediamo evidenziati nella pagina di Gmail nella parte superiore e inferiore dello schermo, ma non solo. Le stesse informazioni vengono usate anche per gli annunci pubblicitari che compaiono nella
pagina di Google quando facciamo una
ricerca. Non stupiamoci, quindi, se mentre stiamo trattando per affittare una casa in montagna ci compare la pubblicità di un albergo che si trova proprio nella stessa zona o, misteriosamente, compare l’annuncio di una
promozione per un tablet mentre ne stiamo cercando uno da acquistare.
 
Una volta compreso e accettato questo, tutto il resto può apparire normale, ma è bene sapere che non c’è nulla di miracoloso nei messaggi pubblicitari a tema che ci compaiono durante le ricerche. Tutto quello che facciamo sul web, dalla ricerca di un servizio tramite browser o un indirizzo tramite
Google Maps, contribuisce a disegnare il nostro profilo di
consumatori di pubblicità. Si tratta del prezzo da pagare per i servizi che riceviamo. Se si trattasse soltanto della pubblicità, la questione non sarebbe poi così grave. La regola per cui “nessuno dà niente per niente” vale anche sul Web, a maggior ragione quando si parla di aziende così grandi e ricche. Certo, esiste il rischio che
qualcuno rubi le informazioni a Google. Lo scandalo del cosiddetto
Datagate, che ha rivelato al mondo le attività di spionaggio del Governo americano, è un esempio di come informazioni simili possano essere usate in maniera “impropria”.
Il vero problema, però, è un altro. Google utilizza le informazioni che raccoglie su di noi anche per selezionare i
risultati delle ricerche online. Allora, c’è una domanda che vale la pena porsi: quando cerchiamo qualcosa su Google, siamo davvero liberi di trovare tutto ciò che vogliamo oppure i risultati che ci appaiono sono limitati solo a quello che
Big G ci mostra perché “secondo lui” è quello che ci interessa? Beh, forse non siamo poi così liberi come ci viene spontaneo immaginare.