24 Marzo 2014

L’obbligo di adozione del POS da luglio riguarda anche gli enti non commerciali?

di Guido MartinelliMarta Saccaro Scarica in PDF

 

Si è già avuto modo di scrivere, anche su queste stesse colonne, come dal prossimo 30 giugno 2014 scatterà l’obbligo di accettare i pagamenti attraverso carte di debito (bancomat).

L’obbligo, lo si ricorda, è stato istituito dall’art. 15, comma 4, del D.L. n. 179/2012, che ha previsto che “i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito”.

La decorrenza di tale obbligo, inizialmente prevista per il 1° gennaio scorso, è attualmente fissata al 30 giugno 2014 a seguito della modifica apportata al citato art. 15 dall’art. 9, comma 15-bis, del D.L. n. 150/2013.

Allo stato attuale, quindi, a decorrere dal 30 giugno 2014 professionisti e imprese saranno tenuti ad accettare dai propri clienti pagamenti mediante carte di debito. Per essere in grado di adempiere a questo nuovo obbligo sarà necessario dotarsi preventivamente di apposito dispositivo (POS), concordando con un istituto di credito di propria fiducia l’erogazione di tale servizio.

Fatte queste premesse di carattere generale, si tratta ora di capire se e in che misura questo obbligo riguardi anche gli enti non commerciali che, lo ricordiamo, si contraddistinguono per il fatto di svolgere attività con diverse caratteristiche: accanto all’attività istituzionale, volta al perseguimento delle finalità sociali, può infatti essere presente un’attività commerciale, volta a reperire le fonti di finanziamento al servizio dell’attività istituzionale.

Grazie alle agevolazioni consentite dalla legge può accadere che un’attività oggettivamente commerciale venga “decommercializzata” e quindi ritenuta equivalente all’attività istituzionale. E’ il caso, ad esempio, di un’associazione che rientra nella categoria degli enti associativi “privilegiati” di cui al comma 3 dell’art. 148 del Tuir (associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale, di formazione extra scolastica della persona) che ha adeguato lo statuto alle clausole di democraticità previste dal comma 8 dello stesso art. 148 del Tuir (e ha inviato nei termini il modello delle comunicazioni degli enti associativi – EAS) e che svolge attività nei confronti dei soci in diretta attuazione degli scopi istituzionali e verso pagamento di corrispettivi specifici. Non si può negare che questa attività di scambio sia oggettivamente commerciale: tuttavia, grazie alla specifica disposizione di agevolazione la stessa attività è considerata istituzionale.

Analoghe considerazioni si possono svolgere per tutte le attività di tipo commerciale svolte dalle Onlus nell’ambito dell’attività istituzionale (ricordiamo, ad esempio, che l’attività di formazione fatta a soggetti svantaggiati è considerata dalla legge istituzionale se posta in essere da una Onlus).

Ci chiediamo però allora, visto che comunque si tratta, nei casi sopra ricordati, di attività di prestazione di servizi, se anche queste saranno soggette all’obbligo di adozione del POS dal prossimo mese di luglio.

Una soluzione va, a nostro parere, rinvenuta nella lettura del decreto di prima attuazione della norma, il D.M. 24 gennaio 2014. Questo provvedimento prevede, all’art. 2, che “l’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito …. si applica a tutti i pagamenti di importo superiore a trenta euro disposti a favore dei soggetti di cui all’articolo 1, lettera d), per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi”. I soggetti a cui si riferisce la norma sono coloro che si possono qualificare come “esercente” cioè “il beneficiario, impresa o professionista, di un pagamento abilitato all’accettazione di carte di pagamento anche attraverso canali telematici”.

Come visto, il dato normativo fa quindi espressamente riferimento all’”impresa” oltre che ai professionisti. Se ciò è vero è quindi ragionevole considerare che gli enti non commerciali rimangano soggetti all’obbligo in parola solo nell’eventuale attività di “impresa” posta in essere, con esclusione, quindi, di tutte le attività espressamente decommercializzate per legge.

Da qui a giugno tante cose possono accadere, anche in relazione a questo obbligo.

Si può quindi “sperare” che intervenga nel frattempo un chiarimento anche sulla questione che ci riguarda al fine, eventualmente, di predisporre tutti gli adempimenti necessari per farsi trovare pronti alla scadenza.