25 Ottobre 2013

L’isola che non ti aspetti

di Chicco Rossi Scarica in PDF

Dopo aver assaggiato un principio di quell’autunno che ci porterà velocemente con il San Martino carduccianoper le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar”, perché non andare ala ricerca di un’estate che forse nei nostri cuori, in attesa della prima neve, non vorrebbe finire mai?

La nostra destinazione è l’isola verde, tanto apprezzata anche dalla donna più potente del mondo. È si, perché anche la cancellierra tedesca Angela Merkel, ogni anno si concede qualche giornata di relax a Ischia dove si dice abbia comprato casa.

Ischia delle 5 isole che rappresentano l’arcipelago campano (le altre sono la mondana Capri, Procida, Vivara e Nisida) è quella di maggiore estensione, tant’è vero che è suddivisa in ben sei comuni che partendo dal mare arrivano sin in montagna (il monte Epomeo, dove si può assaggiare uno spettacolare prosciutto di produzione locale ma soprattutto restare incantati da un panorama mozzafiato), si erge per ben 787 metri sl.m.) e deve il suo sviluppo ad Angelo Rizzoli che la trasformò in un set a cielo aperto dove si girarono pellicole memorabili quali il colossal Cleopatra.

Al nostro arrivo ci attende il porto di Ischia che deve la sua origine al Re delle Due Sicilie Ferdinando II. In precedenza il porto era un lago, ma il Re che quando veniva sull’isola doveva attraccare con il suo piroscafo sul molo di Ischia Ponte, ritenne più comodo far costruire un porto vicino alla casina reale dove dimorava. Il lago era situato, e quindi è così ancor oggi, sulla bocca di un vulcano sommerso, Ischia infatti è un’isola vulcanica.

Durante l’attracco vediamo una serie di ristoranti e taverne sulla cosiddetta rive gauche e quindi, visto che l’ora è quella giusta per fare uno spuntino, ci dirigiamo da quella parte con destinazione un piccola osteria che si trova in fondo alla passeggiata e che ci attrae sin da subito per il suo nome che a noi non può non piacere: “Un attimo di Vino”. Il locale è gestito dal vulcanico chef Raimondo Triolo che oltre ad avere un enoteca fornitissima (oltre 700 etichette) ci guida in un’esperienza unica: il trittico di pesce. Da uno stesso pesce, Raimondo ottiene un antipasto fatto con la ventresca (cruda o cotta rigorosamente al vapore), un primo e un sapiente secondo piatto. Il pranzo è annaffiato doverosamente con un vino locale il sorpendente Kalimera di Cenatiempo, vino ottenuto dall’uvaggio Biancolella, che deve il suo nome alle seicentesche cantine dell’azienda, scavata proprio nella collina di Kalimera e che meritano una visita.

Allietati da una musica di sottofondo eseguita rigorosamente dal vivo passiamo una bella serata e siamo pronti per un buon bagno rigenerante che ci aspetta il girono dopo.

Destinazione è la baia di Sorgeto che si trova nel comune di Forio d’Ischia poco distante dalla frazione di Panza. Dopo una lunga scalinata arriviamo in questa caletta dove l’acqua raggiunge anche i 90 ° e dove sono presenti alcune piscine naturali dove immergersi per un bagno rilassante. In alternativa si può sempre andare in uno dei parchi termali che caratterizzano l’isola (i giardini Poseidon su tutti) e che rappresentano uno dei motivi che portano tanti turisti del Nord Europa da queste parti in primavera e autunno.

La risalita è lunga e faticosa ma ad attenderci c’è un premio imperdibile, forse il vero gioiello di Ischia, l’antico borgo marinaro dove ci concediamo un aperitivo davanti al porticciolo, attendendo il dolce tramonto e l’ora per andare a cenare a “Le ventarole” a Lacco Ameno.

Dall’esterno il posto non lascia intravedere nulla ma appena si entra in questo locale si resta piacevolmente sorpresi dal giardino costellato di piante di aranci e mandarini e dall’adiacente orto da cui vengono colti i pomodori, le cipolle e i peperoncini con cui viene preparata la bruschetta di benvenuto (in realtà ne viene offerta anche un’altra con fagioli cannellini adagiati sul pane che qui rappresenta un plus nascendo il locale come ramo di una panetteria. Incredibile il pane al prosciutto). La carta è schietta e sincera come il luogo. Il vostro Chicco quando ascende da queste parti non può fare a meno di un buon piatto di pasta con patate e provola.

Per il dolce decidiamo di tornare nel comune di Ischia per non andare via senza aver visto il castello Aragonese che si erge su uno scoglio collegato a Ischia Ponte proprio da un ponte. Tanto, il tempo per andare a degustare un babà o una sfogliatella (rigorosamente riccia) sorseggiando un rucolino (amaro locale fatto con la pianta della rucola) perché Calise, vera istituzione dell’isola, è sempre aperto. È giunta l’ora di andare a letto, domani bisogna tornare alla dura realtà dello spesometro sognando l’isola verde e le sue mille scoperte.