30 Giugno 2014

Lasciate ogni speranza o voi che entrate

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Sono reduce da una esperienza paranormale che voglio condividere con chi queste esperienze le fa anche più frequentemente del sottoscritto … una mattinata all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate.

A mia memoria è la prima volta che mi è capitato di fermarmi nel salone dove vengono erogati i servizi alla “clientela”: normalmente, quando vado all’Agenzia, ho appuntamento con qualche funzionario per discutere accertamenti e quindi passo direttamente oltre quella marea umana, soffermandomi soltanto un attimo a vedere quella miriade di persone in attesa di “udienza” e pensando a quanto è curioso che di fronte a quello che è considerato generalmente il più odioso degli obblighipagare le tasse era bellissimo soltanto per il ministro Padoa Schioppa – la gente accetti di stare in fila per delle ore in attesa del proprio turno.

Va detto che ero arrivato all’Agenzia apparentemente ben organizzato, perché mi era stato preso l’appuntamento e quindi avrei dovuto sbrigare tutto in una mezz’oretta … superando così i contribuenti meno avveduti.

Il compito affidatomi dalle mie collaboratrici, da cui fino all’ultimo avevo cercato invano di sottrarmi, era quello di attivare i cassetti fiscali per alcune società clienti dello Studio: di fronte ai miei tentativi di eludere l’“incarico”, mi avevano spiegato che da qualche mese la procedura seguita dall’Agenzia era stata cambiata e il mio “sacrificio” era necessario.

Non era più sufficiente infatti una semplice mail di richiesta, ma vi erano due possibili strade alternative.

La prima, la richiesta via entratel dell’attivazione, apparentemente il percorso più semplice: solo apparentemente però, perché con i codici di attivazione spediti direttamente ai clienti, nella migliore delle ipotesi il professionista è costretto a fare i salti mortali per recuperarli e attivare finalmente il cassetto fiscale … nella peggiore, se i codici non arrivano entro 15 giorni, deve recarsi comunque all’Ufficio.

La seconda contempla invece la necessità che il titolare dello Studio si presenti personalmente all’Ufficio con la richiesta del cliente e la delega debitamente autenticata (e la necessità dell’autentica determina, purtroppo per noi, l’impossibilità che all’Agenzia possa andare un soggetto diverso dal professionista).

Il cambiamento, a sentire un funzionario, pare sia stato motivato dall’utilizzo “improprio” dei dati contenuti nel cassetto fiscale da parte di alcuni professionisti senza scrupoli.

Come è facile intuire, la mia “visita” è stata “problematica”.

Il sistema “elimina code”, simile per intenderci a quello dei supermercati, non ne voleva infatti sapere di riconoscere il mio appuntamento e di fronte alle mie rimostranze la funzionaria, pur essendo dispiaciuta del malfunzionamento, si dichiarava “impotente” ad intervenire, non potendo correggere l’ordine dettato dal sistema.

Da qui un’attesa di quasi due ore e, improvviso e inaspettato, un colpo di fortuna rappresentato dall’ “abbandono” di uno dei miei compagni di sventura, che evidentemente non ce l’aveva fatta a resistere ed il mio “subentro” grazie alla comprensione della funzionaria.

In quelle due ore però, mio malgrado, sono stato costretto a guardarmi attorno, in uno scenario di varia umanità accomunata tutta da una profonda frustrazione.

Da una parte i contribuenti, nella maggior parte dei casi inviperiti, a torto o ragione, qualche volta rassegnati, ma in genere comunque molto poco indulgenti nei confronti del personale dell’Agenzia.

Dall’altra proprio i malcapitati funzionari, costretti a lavorare in condizioni davvero proibitive e con una “clientela” che da loro pretende l’impossibile, ossia praticamente l’onniscienza: nel “breve” lasso temporale in cui sono rimasto vicino alla reception ho sentito chiedere davvero di tutto all’incaricata, dalla cedolare secca al rilascio del codice fiscale, dal regime agevolato dei nuovi minimi a chiarimenti su un avviso di accertamento. Una missione impossibile insomma.

Non occorre commissionare studi all’Istat o affidarsi alle ricerche della CGIA di Mestre per capirlo: basta passare un paio d’ore in qualsiasi ufficio pubblico per rendersi conto di quale sia il costo della burocrazia per il nostro sistema e di come le prime vittime siano proprio le donne e gli uomini che devono applicare regole molto spesso machiavelliche e di dubbia utilità, che li pongono inevitabilmente e loro malgrado in contrasto con i cittadini.

Il primo ministro Renzi ha promesso una violenta lotta alla burocrazia”: come sempre attendiamo con fiducia, ma qui il pessimismo non può che prevalere, perché la capacità di complicare tutto e l’esasperazione degli inutili formalismi sembra essere una caratteristica presente nel nostro dna.

A conferma di tutto ciò, da domani scatta l’obbligo di utilizzo del POS per gli incassi di importi superiori a trenta euro per artigiani, imprese e professionisti: c’è l’obbligo, ci sono i costi, enormi e tutti sulle spalle dei soggetti interessati, non ci sono però le sanzioni per chi non adempie … insomma l’ennesimo capolavoro burocratico.