5 Ottobre 2013

La settimana finanziaria

di Direzione Finanza e Prodotti - Banca Esperia S.p.A. Scarica in PDF

 

Gli indici soffrono l’incertezza da Budget Federale

Sulla settimana borsistica ha indubbiamente pesato l’incertezza in merito al raggiungimento dell’accordo sul Budget che è culminata con il superamento della Deadline della mezzanotte del 30 Settembre ed al primo conseguente “shutdown” in 17 anni per l’amministrazione americana ovvero una parziale riduzione delle attività ritenute non essenziali, fino a che l’accordo non venga raggiunto, e il finanziamento delle attività ripristinato. Anche questa settimana è stata caratterizzata dalla chiusura dei mercati orientali, soprattutto quelli legati alla Cina, chiusi per una settimana di vacanza.

Il Dow ha perso circa il 2.16% negli ultimi 5 giorni (in USD), lo S&P circa 1,18%, mentre il Nasdaq100 lo 0,62%. Analoga dinamica per l’Eurostoxx 50, che scivola di circa 70 centesimi in EUR. Il dollaro ha perso sensibilmente terreno, riportandosi a 1.36 contro Euro, un livello che non era più stato raggiunto dall’inizio dell’anno.

Il mercato obbligazionario governativo americano e tedesco è stato relativamente stabile con le scadenze decennali treasury prossime ad un livello di rendimento del 2,62% e dell’1,80% sul bund. Le emissioni italiane risentono invece di una elevata volatilità giornaliera a causa delle vicende legate allla fiducia del Governo Letta. La settimana si apre così con il rendimento del BTP decennale in oscillazione di circa 20 punti base. Il voto di fiducia riporta alla fine la tranquillità sul mercato ed il rendimento torna in area 4,35% circa con un livello di spread sul bund di 253 punti base.

Il primo ShutDown dopo 17 anni

La negoziazione per la modifica al rialzo del cosiddetto Debt Ceiling si è conclusa con un nulla di fatto, nonostante le pressioni della Casa Bianca. Il muro contro muro tra democratici e repubblicani prosegue e per la prima volta in 17 anni, alcuni servizi non essenziali gestiti dalla struttura federale sono chiusi e gli addetti sono al momento senza stipendio. Il nervosismo sembra però cominciare serpeggiare all’interno del Partito Repubblicano. Il comportamento dell’House Speaker John Boehner è stato finora guidato da un gruppo allineato ai Tea Party, l’ala oltranzista del partito, poco inclini al compromesso nel loro sforzo di far saltare la Affordable Care Act del 2010, meglio conosciuta ormai come ObamaCare, ma ora un gruppo di circa 20 membri sembra fare parte di un comitato bipartisan che sta cercando attraverso meeting informali di trovare una soluzione di compromesso; una delle possibili strategie sarebbe l’approvazione da parte del Senato di uno “Spending Bill” che non contenga misure da mettere in relazione con l’ObamaCare. Il Presidente ha convocato i quattro principali leader alla Casa Bianca e, nonostante i toni distesi, ha rifiutato qualsiasi possibilità da parte sua di negoziare alcunché. Come evidenziato precedentemente, la soluzione deve essere raggiunta dal Congresso, non dalla Amministrazione.

In questo momento gli analisti stanno elaborando una serie di previsioni, per determinare l’impatto dello ShutDown sull’economia americana ed i dati che stanno cominciando ad emergere non sono sicuramente incoraggianti: i campi influenzati dalla chiusura di una serie di servizi federali sono molteplici. Ad esempio l’indisponibilità dell’accesso ai database della Federal Housing Administration per l’istruzione delle ipoteche o l’impossibilità per le banche di verificare i numeri della Social Security per l’erogazione di mutui si riverbereranno su tutti i dati relativi al comparto immobiliare che verranno pubblicati nei prossimi mesi e che rappresentano appuntamenti macro indubbiamente sensibili per la determinazione dello stato dell’economia, soprattutto per la Federal Reserve.

800.000 impiegati federali sono al momento sospesi dal servizio e anche a livello militare molte funzioni logistiche sono congelate in attesa dello sblocco. Le stime che cominciano ad essere circolarizzate parlano di un decimo di GDP perso per ogni settimana di ShutDown in essere. Anche il calendario Macro rischia di essere pesantemente modificato: ad esempio non è certo se i dati più importanti della settimana, il Labour Report, saranno effettivamente pubblicati nella giornata di Venerdì 4 Ottobre o saranno rinviati.

 

Estremo Oriente influenzato dalle festività

La settimana appena trascorsa si è dimostrata, come da aspettative, estremamente tranquilla sui mercati orientali soprattutto a causa delle numerose chiusure dovute alle festività, soprattutto cinesi. Infatti le borse di Shenzen e Shanghai saranno chiuse fino all’8 di Ottobre. Anche questa settimana i dati pubblicati da Pechino hanno mostrato una tenuta dell’economia cinese: dopo il Credit Crunch brutale impostato ed imposto da People Bank Of China per fare piazza pulita del cosiddetto fenomeno dello Shadow Banking, la crescita sembra essersi reimpostata sulla strada corretta, con la pubblicazione di una serie di indici positivi sia per il comparto manifatturiero, sia per quello legato ai servizi.

Il Giappone ha avuto invece una dinamica leggermente negativa: un Tankan Survey, che misura lo stato di salute delle maggiori imprese nipponiche, migliore delle aspettative non è bastato a neutralizzare l’effetto negativo dell’ apprezzamento dello Yen sul Dollaro. L’incertezza in merito al budget federale indebolisce il biglietto verde ed uno yen più forte penalizza tutti i comparti legati all’esportazione, che hanno un peso considerevole all’interno dell’indice Nikkei. Non ci sono state pubblicazioni di particolari utili aziendali, ma ha stupito gli analisti l’utile di Samsung, decisamente migliore delle attese, grazie soprattutto alla redditività del comparto Smartphones.

 

Acrobazie politiche in Italia e dati Macro Europei in linea. BCE ferma

La situazione politica italiana è stata indubbiamente al centro della prospettiva degli operatori a partire da Lunedì mattina dopo l’annuncio delle dimissioni di tutti i ministri del PdL. Il quadro si è progressivamente rasserenato dopo la percezione che la posizione del partito di Berlusconi cominciava a risultare tutt’altro che monolitica. Il Presidente del Consiglio Letta aveva tra l’altro ricevuto una serie di messaggi di incoraggiamento da parte del Cancelliere Merkel e del Presidente Obama, moniti piuttosto preoccupati da FMI e Comunità Europea. Il timore era soprattutto riferibile al fatto che una crisi di governo in Italia diventasse nuovamente un generatore di turbolenze per tutta l’Euro Zona. La percezione di una autentica spaccatura tra falchi e colombe nel PdL, anticipata dall’annuncio di Giovanardi in merito ai 40 dissidenti, ha poi fatto da catalizzatore all’accelerazione dei mercati di Martedì, proseguita poi Mercoledì quando era ormai chiaro che la fiducia era ottenibile da Letta e poco prima della “virata” del Cavaliere.

Per quanto riguarda le pubblicazioni attese, i PMI manifatturieri in Europa non sono risultati sostanzialmente distanti da quanto previsto dai mercati, con un leggero calo in Italia e Spagna e qualche ritocco ininfluente in Germania e Francia.

BCE ha lasciato i tassi invariati e Draghi conferma la guidance per il livello attuale, o anche più basso per un periodo “temporalmente esteso”. Permane la percezione di rischi al ribasso per lo scenario relativo alla crescita economica.

 

Calendario Macro: una vera incognita

La settimana che in genere segue la pubblicazione del Labour Report è tradizionalmente leggera in termini di appuntamenti macro, ma, alla luce della recente “non-evoluzione” in merito al Budget USA, non è possibile stabilire se e quali dati verranno resi disponibili la prossima settimana. Potrebbe essere anche possibile uno slittamento della pubblicazione dei numeri previsti per il 4 Ottobre al venerdì successivo. Se la situazione si sbloccasse nel fine settimana il Trade Balance, le vendite al dettaglio, il livello dei magazzini all’ingrosso e l’indice relativo all’inflazione alla produzione potrebbero essere gli appuntamenti maggiormente attesi in settimana.

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