28 Settembre 2015

La legge sul Dopo di noi da oggi finalmente in aula alla Camera

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Mercoledì scorso sono stato invitato a Crema, assieme ad altri professionisti, dalla locale sezione dell’Anffas al convegno “Il dopo di noi comincia adesso”, nel quale si è discusso, fra le altre cose, su quali siano gli strumenti giuridici che possono aiutare le famiglie che prestano assistenza ad una persona con grave disabilità.

In queste famiglie, molto spesso già in difficoltà e in affanno perché non adeguatamente supportate dai servizi pubblici, una delle maggiori preoccupazioni è legata però a ciò che avverrà “dopo”, quando i genitori non ci saranno più o comunque non saranno più in grado di occuparsi attivamente del figlio disabile.

Più che un convegno è stata un’occasione di confronto e, nel sentire i genitori di questi ragazzi spiegare le proprie difficoltà quotidiane, ho avuto l’opportunità di capire come troppo poco venga fatto dalla collettività (Stato, regioni, …, cioè noi) per aiutarli e di quanto importante sia invece il ruolo dell’associazionismo, che cerca, con fatica, di supplire a queste mancanze.

Ne parlo perché la giornata di oggi è importante da questo punto di vista: inizia, finalmente, la discussione in aula alla Camera per la legge sul dopo di noi, alla quale già in passato abbiamo dedicato alcuni editoriali.

Sgombriamo il campo da possibili equivoci: la proposta di legge, il cui impianto “filosofico” è tra l’altro non condiviso da parte dell’associazionismo, non è “la” soluzione dei problemi, ma rappresenta comunque un passo in avanti, anche se piccolo, nel cercare quanto meno di porre al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica una tematica così importante, che tra l’altro riguarda un numero significativo di famiglie italiane (le stime dicono il 15%).

Nel testo elaborato dal comitato ristretto che verrà sottoposto all’esame dell’aula un ruolo importante viene riservato all’istituto del trust, considerato evidentemente dal legislatore come quello più adatto a rispondere alle esigenze di tutela del soggetto debole nel momento in cui non vi siano più familiari che possano prestargli assistenza in modo continuativo.

Per “stimolare” l’utilizzo del trust, il legislatore propone l’introduzione di una serie di agevolazioni di carattere fiscale.

L’articolo 6 del provvedimento prevede infatti che i trasferimenti effettuati a favore di trust che perseguano come finalità esclusiva la cura e l’assistenza della persona disabile siano esenti dall’imposta di successione e donazione e le imposte di registro, ipotecarie e catastali si applichino in misura fissa (su atti e documenti non è inoltre dovuta l’imposta di bollo). Allo stesso modo sono innalzati i limiti di deducibilità per le erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito effettuati dai privati nei confronti dei trust in questione.

L’iter legislativo del provvedimento è stato sin qui travagliatissimo, visto che la proposta originaria si deve ancora alla precedente legislatura, e si spera che possa pertanto essere approvato definitivamente in tempi brevi.

Anche le categorie professionali coinvolte – notai, avvocati, commercialisti – sono chiamate però a dare il loro contributo affinché la legge, una volta approvata, possa effettivamente aiutare queste famiglie.

Per fare in modo che il trust passi da “possibilità teorica” a “strumento concreto” per gestire il “dopo di noi” di tutti, è necessario infatti adoperarsi, coordinandosi con le associazioni che operano nel settore, affinché sia consentito a tutte le famiglie interessate, ed in particolar modo a quelle maggiormente bisognose, un effettivo accesso all’istituto e alle possibilità che esso può offrire loro.