29 Gennaio 2016

Indietro tutta sulla dichiarazione precompilata?

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Credo che l’indicazione più interessante data dall’Agenzia delle Entrate in occasione di Telefisco sia quella relativa alla “gestione” delle spese per recupero edilizio e riqualificazione energetica nell’ambito della dichiarazione precompilata.

Partendo dalla considerazione che per beneficiare delle detrazioni previste per queste tipologie di spese sono previste particolari condizioni soggettive ed oggettive, e queste non emergono dalle informazioni trasmesse dalle banche – che si limitano naturalmente a comunicare gli importi dei bonifici effettuati dai contribuenti -, l’Agenzia afferma che i dati in questione non confluiranno nella dichiarazione precompilata, ma saranno riportati solo nel foglio informativo allegato alla dichiarazione.

In questo modo il contribuente potrà verificarli e, appurata l’effettiva sussistenza dei requisiti previsti dalle norme, riportarli nella dichiarazione dei redditi per beneficiare della detrazione.

Ma a questo punto, almeno a me, sfugge l’utilità della dichiarazione precompilata.

L’avevo interpretata come una semplificazione che avrebbe fatto sì che i contribuenti potessero adempiere all’obbligo dichiarativo in modo sostanzialmente “automatico”, emancipandosi dai commercialisti ed evitando il sostenimento di costi per “pagare le imposte”, ma così evidentemente non sarà.

Se in relazione a spese “importanti” come quelle in oggetto ciò che arriva ai contribuenti dall’Agenzia è l’indicazione in un foglio informativo dell’ammontare speso, che ovviamente è un dato già conosciuto dal contribuente, mi sembra che l’“operazione precompilata” abbia davvero poco senso.

Anche perché la problematica evidenziata non è né contingente, né limitata alla tipologia di spese che consentono di fruire della detrazione.

Non è contingente perché non è legata al periodo “sperimentale” della precompilata, ma è questione che si riproporrà anche “a regime”, a meno che il legislatore non elimini tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi che condizionano l’agevolazione: cosa ovviamente improponibile a livello pratico.

Non è limitata alle spese per recupero edilizio e riqualificazione energetica perché tutte le detrazioni richiedono la verifica del rispetto di determinate condizioni che necessitano di una valutazione per validare la fruizione del beneficio: per fare un esempio – ma ne potremmo fare altri mille – la detrazione per i dispositivi medici necessita, non solo dell’indicazione nello scontrino fiscale o nella fattura della descrizione del dispositivo e del soggetto che ha sostenuto la spesa, ma anche della conservazione della documentazione relativa alla “marcatura Ce”. E questa non sarà mai verificabile dai dati comunicati all’Agenzia (esattamente come avviene per le spese per recupero edilizio e riqualificazione energetica).

Di questo problema strutturale l’Agenzia ha evidentemente assunto (tardiva) consapevolezza perché in altre due risposte – la prima relativa all’accettazione di un 730 precompilato con una detrazione errata, la seconda con la mancanza di un reddito imponibile – afferma che il contribuente è tenuto a verificare i dati “proposti” dalla dichiarazione precompilata, apportando le necessarie modifiche o integrazioni nel caso in cui riscontri dati non corretti o incompleti.

Se l’Agenzia con la dichiarazione precompilata si limita a “proporre” dati, che devono essere validati dai contribuenti, il beneficio che questa è destinata a portare è davvero minimo (se esiste), e non si può pensare che l’apposizione del visto di conformità abbia portata salvifica.

“Negli altri paesi, fortunatamente per loro, il 740 non ce l’hanno. Ma fra poco non ce l’avremo più nemmeno noi, perché dal prossimo anno elimineremo un certo modello di dichiarazione dei redditi. Al suo posto ci sarà un nuovo modello per semplificare la vita fiscale dei contribuenti” – aveva dichiarato un entusiasta Renzi nel 2014. Credo che oggi anche il suo entusiasmo sia scemato e abbia compreso che si è avventurato, esponendosi personalmente, in una via crucis: la semplificazione del nostro sistema fiscale sembra davvero una mission impossible.

Da ultimo, segnalo che chi fra noi è “angosciato” dalla trasmissione delle spese sanitarie, in scadenza il prossimo 9 febbraio, può “rasserenarsi”: l’Agenzia ha indicato che quest’anno non ci saranno sanzioni nei casi di lieve tardività o di errata trasmissione dei dati stessi, se l’errore non determina un’indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata.

Non sapendo cosa l’Agenzia considererà “lieve tardività”, verrebbe quasi da dire che, nei casi dubbi, il comportamento più “autoconservativo” sia quello di non trasmettere i dati, perché così non vi può essere indebita fruizione di detrazioni o deduzioni e conseguentemente sanzioni … ma scacciamo subito questo pensiero.