3 Febbraio 2014

I nostri funzionari non hanno un premio per la caccia agli evasori …

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

«Mi lasci sfatare una leggenda metropolitana: i nostri funzionari non hanno un premio per la caccia agli evasori, non è mai esistito. Questa credenza nasce da una considerazione: le modalità di calcolo delle somme che l’Agenzia delle Entrate ogni anno prende dal Ministero, anche per gli incentivi al personale ma non solo, sono basate sulla quantità di imposte definitivamente incassate. Ma le modalità di calcolo degli incentivi al personale vengono pagati secondo indicatori di qualità che sono pubblici e non riguardano solo la caccia all’evasione, ma anche l’attività di assistenza agli sportelli e i servizi telematici. Certamente, poi, che i nostri uomini abbiano dei budget in base al numero delle operazioni svolte è ovvio, ma in qualsiasi azienda si danno degli obiettivi numerici a chi opera. Questi obiettivi però sono concordati con gli uffici interni, sono variegati e vengono stabiliti in base alle risorse disponibili ma non solo. Quest’anno, ad esempio, abbiamo dato un obiettivo forte ai rimborsi di imposta per accelerare i rimborsi e le tasse. Ma non c’è un premio per la caccia all’evasione». Così si è espresso il direttore dell’Agenzia delle Entrate a Telefisco.

Le indicazioni di Befera non ci paiono però in tutta onestà convincenti.

Innanzitutto paragonare l’attività dell’Agenzia delle Entrate a quella di una “qualsiasi azienda” è, a nostro parere, sbagliato e fuorviante. L’attività dell’Amministrazione finanziaria non può essere trattata alla stregua di un’attività d’impresa, perché questo porta poi alle aberrazioni che tutti noi abbiamo sotto gli occhi, con una ricerca finalizzata non a stanare gli evasori quanto piuttosto a portare nelle casse dell’Erario un gettito “virtuale” (atteso che quello effettivamente incassato rappresenta una percentuale estremamente ridotta di quello accertato).

Non sappiamo se anche il raggiungimento del budget ad ogni costo da parte degli Uffici sia o meno una leggenda metropolitana, ma tutti noi abbiamo sperimentato come professionisti l’attivismo ad ogni costo dell’Agenzia nelle ultime settimane di ogni anno (proprio come succede per una “qualsiasi azienda”).

Fra i tanti casi capitati anche quest’anno, mi viene in mente, emblematico, quello di un cliente sottoposto ad indagini finanziarie. Per alcuni dei movimenti che è stato chiamato a giustificare, è stata richiesta alle banche evidenza, ricevendola in tempi brevi soltanto per alcune delle fattispecie. L’Ufficio non ha atteso le risposte dalle altre banche e ha chiuso il contradditorio emanando prontamente l’avviso di accertamento: alle nostre rimostranze ha risposto che “doveva” procedere entro il 31 dicembre e che comunque successivamente avremmo potuto ottenere il riconoscimento della giustificazione degli altri movimenti con un’istanza di autotutela.

Chiediamo allora al direttore Befera: se non c’è un premio per la caccia all’evasione, perché gli Uffici allora sono afflitti da questa “ansia produttiva”? E soprattutto come possiamo noi spiegare ai clienti determinati atteggiamenti dell’Amministrazione, che appaiono davvero poco giustificabili?

Altre volte, invece, ci è capitato il caso contrario: l’emanazione dell’avviso di accertamento è stata “rallentata”, rinviandola all’anno successivo, perché il budget dell’Ufficio era già stato realizzato e quindi si preferiva mettere fieno in cascina per l’anno a venire (anche qui, come una “qualsiasi azienda”).

Queste situazioni sono purtroppo la regola che tutti noi sperimentiamo nella nostra attività quotidiana e negare che questa sia, purtroppo, la realtà appare inaccettabile.

Pensiamo che i contribuenti e i professionisti che li assistano abbiano il diritto di confrontarsi con un’Amministrazione finanziaria che persegua esclusivamente il bene pubblico.

Il bene pubblico, quando si parla di controlli in materia fiscale, non può essere perseguito con il raggiungimento di un numero predeterminato, costi quel che costi, ma con una seria e giusta attività di contrasto all’evasione.

A differenza di quanto sembra pensare il suo direttore, siamo dell’idea che l’Agenzia non possa essere considerata alla stregua di una “qualsiasi azienda”. Se lo fosse, meriterebbe comunque un ufficio marketing migliore …