24 Febbraio 2014

Fate qualcosa … e fate presto

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

 

Molti ritengono, e noi siamo fra quelli, che il Governo che ha appena giurato nelle mani del Capo dello Stato rappresenti una sorta di ultima spiaggia per il nostro Paese, da troppi anni avviluppato su se stesso.

L’Esecutivo uscente, prigioniero della propria debolezza originaria, è stato impalpabile, facendo poco, troppo poco, in una situazione nella quale invece bisognava per forza di cose osare.

Non si può ora essere certo ottimisti, perché lo scenario parlamentare è il medesimo, ma si può solo sperare che vi sia una scossa salvifica per un Paese stanco e sfiduciato.

Sul versante a noi più familiare, quello fiscale, l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato senza dubbio particolarmente negativo, incentrato in larga misura su sterili discussioni sulla soppressione dell’Imu.

I provvedimenti che sono stati emanati in molti casi, per utilizzare un eufemismo, non brillano dal punto di vista della tecnica legislativa e molte delle riforme che sono state avviate mancano dei decreti attuativi (fra i provvedimenti del Governo Monti e di quello Letta ne mancherebbero all’appello 469).

E allora che cosa dobbiamo chiedere al nuovo Esecutivo?

Che faccia poche cose, però sul serio, e le faccia rapidamente, per dare il segno che vi sia un risveglio dal torpore che sembra aver paralizzato la vita pubblica di questo Paese.

Molte delle misure “annunciate” appaiono condivisibili, quanto meno alla luce dell’obiettivo primario di questo Esecutivo, che come tutti i Governi che si sono succeduti nel nostro Paese, confida nel fatto che il contrasto all’evasione fiscale possa portare a recuperare quelle risorse necessarie per far ripartire l’economica.

Da questo punto di vista si parla di ridurre la soglia per l’utilizzo dei contanti, portandola a 500 euro, di un potenziamento della banca dati dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, in grado di incrociare i dati di tutti i contribuenti, dell’introduzione graduale dell’obbligo della fatturazione elettronica.

Per quel che concerne invece il carico impositivo, pare vi sia all’orizzonte una detassazione dell’Irpef per i redditi medio – bassi, così come di un taglio dell’Irap del 10% per le imprese che assumono, mentre dovrebbe salire al 22% il prelievo sulle rendite finanziarie; smentita invece l’ipotesi di una patrimoniale.

Ma il nodo centrale è quello della burocrazia, che il neo Presidente del Consiglio ha definito proprio oggi la “madre di tutte le battaglie”.

Insieme ai nostri Clienti sperimentiamo quotidianamente – e il nostro giornale riceve molte segnalazioni da questo punto di vista – come la burocrazia rappresenti davvero l’insidia maggiore per chi porta avanti un’attività economica in Italia.

Dai tempi biblici necessari per l’espletamento di ogni pratica ai controlli miopi dell’Amministrazione finanziaria, dalla (in)certezza del diritto agli inaccettabili tempi della giustizia: tutto questo rappresenta un fardello che il Paese semplicemente non può più permettersi di reggere.

Ed è proprio qui che sta la scommessa: solo una rivoluzione “culturale” può portare ad un cambiamento così radicale e necessario al tempo stesso.

Da questo punto di vista sarebbe bello se l’Agenzia delle Entrate si rendesse promotrice di questa svolta, ridefinendo i propri target ed il proprio modus operandi focalizzandosi sul contrasto alla “vera” evasione, e non puntando, come spesso accade, al recupero di gettito tout court anche dove l’evasione non c’è, ma c’è soltanto la faticosa e magari controversa applicazione di norme che sembrano fatte apposta per essere equivoche.

Come questa rivoluzione “culturale” possa concretamente innescarsi non è chiaro, ma pensandoci bene è anche pretenzioso chiedere agli altri un cambio di passo quando noi come categoria professionale siamo impantanati da anni … anche in questo caso, a maggior ragione, vale l’appello “fate qualcosa … e fate presto”.