20 Giugno 2016

Difetto di rappresentanza

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Credo che la vicenda della proroga last minute della scadenza del 16 giugno abbia ulteriormente esasperato gli animi di una categoria che vive ormai in costante “sofferenza” il rapporto con il MEF e l’Amministrazione finanziaria e fatica a vedersi riconosciuto un ruolo sociale ed una funzione pubblica che (suo malgrado) indubbiamente svolge.

Per onestà intellettuale va detto che ormai si è insinuato in noi il “desiderio” della proroga ad ogni costo, vissuta come una sorta di panacea dei nostri problemi lavorativi: basti dire che nell’ultima giornata di Master Breve che abbiamo tenuto ad aprile sui temi delle dichiarazioni, la domanda più gettonata era proprio quella relativa alla possibile proroga della scadenza dei versamenti.

Quest’anno, però, la questione ha assunto connotati ancora più grotteschi rispetto a quelli abituali.

Fino a qualche giorno prima della scadenza, infatti, il MEF ha negato qualsiasi possibilità di concessione di una proroga sulla base, fondamentalmente, di due argomentazioni: la prima, l’insussistenza di una motivazione “tecnica”, atteso il fatto che quest’anno Gerico sarebbe arrivato “in tempo”; la seconda, la mancanza di una richiesta in tal senso da parte della categoria “interessata”, quella dei commercialisti.

Per quanto riguarda la prima motivazione, mi limito ad osservare che il riferimento temporale da prendere in considerazione non dovrebbe essere il “primo” rilascio di Gerico, quanto piuttosto quello della sua versione definitiva: per poter imporre ai contribuenti delle scadenze non percepite come “vessatorie”, l’Amministrazione deve essere la prima a rispettarle, dando il “buon esempio”.

Fa specie invece l’altra motivazione, e cioè la mancata richiesta di una proroga da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili: questo soprattutto alla luce del fatto che è stata sostenuta da entrambi i viceministri, che, incidentalmente va ricordato, sono due autorevoli Colleghi.

In realtà la questione non interessa soltanto la nostra categoria, ma direi in modo “principale” i contribuenti, che sono quelli che devono versare la maggiorazione dello 0,40% nel caso in cui non vi siano le condizioni per poter determinare le imposte dovute entro la scadenza originaria.

Credo quindi sia innanzitutto sbagliato inquadrare la questione come una concessione ad una categoria professionale, che per ottenerla deve chiedere la “grazia” al MEF: o ci sono le condizioni o non ci sono, e questo a prescindere da chi arriva la richiesta.

Mi sembra poi francamente poco serio escludere in modo categorico una cosa qualche giorno prima e poi fare il “consueto” revirement finale, alimentando in questo modo la sensazione, tutta italica, che bisogna piatire favori e puntare sulla benevolenza del “regnante” di turno.

A livello di categoria ne usciamo, come sempre, un po’ malconci: evidentemente non basta essere 120 mila ed “esprimere” due viceministri del MEF su due per vedere rappresentate le nostre istanze.

Non è più eludibile il momento di dibattere al nostro interno (in tempi brevi) una proposta organica di riforma del sistema e presentarci con una voce sola (e autorevole) per pretendere la semplificazione di un sistema che, al di là delle dichiarazioni di facciata, è sempre più contorto e complesso da gestire.