21 Ottobre 2013

Da IMU e Tares alla Trise: i conti però non tornano

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

La Legge di Stabilità porta in dote il superamento dell’Imu e della Tares, che saranno sostituiti dalla Trise, il nuovo tributo sui servizi comunali.

Per molti mesi mesi si è discusso della soppressione dell’Imu e – immaginiamo – i fautori di questo intervento ritenevano opportuna l’eliminazione o quanto meno una significativa riduzione del prelievo sulla casa. La sensazione (e le prime stime) è che con la Trise non sarà esattamente così.

Il tributo, di spettanza del Comune nel cui territorio insiste, interamente o prevalentemente, la superficie degli immobili, che ne determineranno la regolamentazione con un apposito regolamento, ha due componenti: – la TARI, correlata ai costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento svolto in regime di privativa pubblica ai sensi della vigente normativa ambientale; – la TASI, che deve finanziare i servizi indivisibili dei Comuni (come l’illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade).

Per la Tari il metodo di calcolo è fondamentalmente identico alla Tares, e cioè basato sui metri quadrati dell’abitazione e sul numero degli occupanti. Se per le abitazioni (prima casa) A2 e A3 il calcolo è presto fatto, per quelle che rientrano nella categoria catastale A1, A8 e A9, a prescindere che siano prima o seconda casa, così come per le seconde case e i capannoni non utilizzati a scopo produttivo, la Tari potrebbe andare a sommarsi all’Imu.

La Tasi, invece, si calcolerà, a scelta dei Comuni, o sulla rendita catastale rivalutata del 65%, così come per l’Imu, o sui metri quadrati. Si pagherà l’uno per mille sulla rendita o un euro a metro quadrato, importi che i Comuni potranno aumentare, con il limite rappresentato dall’aliquota massima dell’Imu maggiorata dell’uno per mille.

Secondo le stime effettuate da alcune associazioni il tributo peserà mediamente 366 euro a famiglia. Confrontando questo dato con quanto pagato per Imu e Tares, nel 2014 il carico complessivo sarà superiore rispetto al 2013, ma inferiore rispetto al 2012 (quando l’Imu si pagò anche sulla prima casa). Per la Tasi si profila in particolare un “salasso” per le seconde case, per le quali l’aliquota potrà arrivare all’11,6 per mille.

Come evidenziato da alcuni commentatori, rispetto all’Imu, la particolarità è che la Trise rappresenterebbe una nuova patrimoniale che colpirebbe non solo i proprietari, ma anche gli inquilini.

Diversa è invece la valutazione del Governo, avendo il Premier dichiarato che con la Trise le imposte saranno ridotte rispetto alla situazione attuale.

A prescindere dai meccanismi di funzionamento del nuovo tributo, che potrebbero essere stravolti dal passaggio della Legge di Stabilità in Parlamento, ciò che emerge con evidenza è che il gettito erariale non può fare a meno di un sostanzioso prelievo sulla casa.

Risulta quindi chiaro che la sospensione e la successiva cancellazione dell’Imu sulla prima casa sono state determinate più da esigenze di “tenuta della compagine governativa”, che di reale convincimento.

La Trise sembra quindi l’ennesimo tentativo di configurare l’imposizione fiscale sulla prima casa in una diversa formulazione rispetto a quella “vituperata” che hanno rappresentato nell’immaginario collettivo prima l’Ici e poi l’Imu.

La casa rimane in ogni caso una fonte di gettito “sicura” e della quale i Governi, quale che sia il loro colore, non sembrano poter fare a meno. Così facendo però i conti per i contribuenti non tornano mai.