6 Agosto 2016

La contabilizzazione dei ristorni nelle cooperative

di Viviana Grippo Scarica in PDF

Il ristorno corrisponde alla quota parte dell’avanzo complessivo della gestione (utile) che deriva dall’attività svolta con i soci, attribuito ai medesimi in proporzione alla qualità ed alla quantità degli scambi (rapporti) mutualistici intercorsi con la cooperativa nel corso dell’anno.Esiste una differenza sostanziale tra “ristorno” e “utile”:

  • l’utile è il differenziale positivo risultante dal confronto tra tutti i ricavi e tutti i costi; la sua  distribuzione, va a remunerare il capitale in proporzione a quanto conferito da ciascun socio;
  • il ristorno, è la quota di utile (parziale) che matura in seno al rapporto mutualistico per l’attività svolta dalla cooperativa con i soci; la sua distribuzione, va a remunerare, come detto, la quantità e qualità dello scambio mutualistico.

Ecco che, nei vari tipi di cooperativa, a seconda del rapporto mutualistico instaurato, il ristorno rappresenta di volta in volta:

  • la restituzione ai soci di una parte del prezzo pagato per acquisire servizi (cooperative di utenza);
  • l’incremento dei compensi dei soci per il conferimento di beni o servizi (cooperative di conferimento);
  • la maggiorazione retributiva per il lavoro prestato dai soci (cooperative di lavoro).

 

La contabilizzazione: le due tesi

In merito alla contabilizzazione dei ristorni si contrappongono due tesi:

  • ristorno come quota di utile,
  • ristorno come componente economico.

A sostegno della prima tesi si afferma che i ristorni, rappresentando il vantaggio mutualistico differito dopo la chiusura dell’esercizio contabile, si possono riconoscere “proporzionalmente alla qualità e quantità degli scambi mutualistici”, solo in presenza di un utile di esercizio “parziale” relativo all’attività svolta con i soci. Siccome tale avanzo, può essere accertato solo dopo aver chiuso l’esercizio contabile, esso è un “di cui” dell’utile complessivo, che si può anche chiamare “utile della gestione mutualistica”. La tesi opposta, sostenuta dal CNDC nella “Raccomandazione in tema ristorni per le società cooperative” del giugno 2003 e successiva “Integrazione della Raccomandazione contabile dei ristorni nelle cooperative”, versione finale del gennaio 2006, sostiene che i ristorni costituiscono dei componenti economici dell’esercizio e non una distribuzione di utile. In proposito, la Commissione esamina il caso delle società cooperative di consumatori, nelle quali il ristorno da sempre rappresenta l’elemento caratterizzante del rapporto soci acquirenti e cooperativa. In questo tipo di organizzazioni, ove le vendite ai soci comportino la formazione dei ricavi dell’esercizio, la (parziale) rettifica di questi componenti positivi che si realizza con il ristorno, contabilmente, sarà assimilabile a una riduzione dei ricavi piuttosto che a una distribuzione di utile.

 

Scritture contabili

La redazione delle scritture contabili varia a seconda della tesi che si “abbraccia”. Nel caso di distribuzione di utile il Legislatore si preoccupa di richiedere un minimo di distinzione nella rappresentazione in bilancio tra i dati afferenti l’attività svolta con i soci e quelli inerenti l’attività svolta con i terzi. Questo non significa la necessità di improntare un impianto di contabilità separata con conti di costo o di ricavo “sdoppiati” a seconda che siano riferiti a operazioni con soci o non soci, ma è certo che questa soluzione appare essere la più appropriata allo scopo in oggetto. Lo stesso risultato si può, comunque, ottenere mediante un prospetto extracontabile dal quale si desumano i totali dell’attività con i soci e con i terzi. La contabilizzazione del ristorno quale quota dell’utile complessivo, avviene nel modo seguente:

Utile di esercizio                                                                a                    Diversi                                                                                                                                                   a                    Riserva indivisibile                                                                                                                             a   …….                                                                                                                                                                         a                    Ristorno soci

E successivamente:

Ristorno soci                                                                     a                     Banca c/c

Se si sceglie il passaggio a conto economico occorrerà una ulteriore distinzione. Per le cooperative di produzione e lavoro, il ristorno rappresenta un incremento del costo del lavoro da contabilizzare in B.9 o in B.7 (per forme di lavoro diverse da quello dipendente), da cui la seguente rilevazione.

Costi per servizi                                                    a                             Debiti v.soci per ristorni

(per il lavoro non dipendente)

Costo del personale                                         a                             Debiti v.soci per ristorni

quindi:

Debiti v.soci per ristorni                                       a                             Banca c/c

Per le cooperative di conferimento il ristorno rappresenta un incremento del costo di beni o servizio da contabilizzare in B.6 o in B.7:

Costi per materie prime                                   a                    Debiti v.soci per ristorni

e di seguito:

Debiti v.soci per ristorni                                       a                             Banca c/c

Per le cooperative di utenza il ristorno configura una diminuzione dei ricavi da contabilizzare con il segno negativo in A/1:

Ricavi delle vendite                                              a                             Debiti v.soci per ristorni

A cui seguirà il saldo del debito.

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