3 Aprile 2014

Consigli al commercialista che vuole migliorare il suo inglese

di Stefano Maffei Scarica in PDF

Studiare inglese è una sfida necessaria, ma tutt’altro che semplice, per i commercialisti. Come è possibile che, nonostante anni spesi a studiare l’inglese, sia sempre così complicato trattare questioni anche semplici con un cliente o collega straniero?

La ricerca in campo linguistico dimostra che gli adulti non si appassionano allo studio del general English: per questo ultimamente i corsi di inglese legale, commerciale e finanziario hanno riscosso un notevole successo. L’idea è quella di una formazione che, al di là delle pur importanti competenze grammaticali, fornisce abilità subito spendibili in contesti lavorativi. Si pensi alla corrispondenza professionale, alla predisposizione di estimates of costs (i preventivi), o alla creazione di un resumé in inglese (magari su LinkedIn), per migliorare la propria on-line identity.

Per molti, studiare inglese significa ottenere una certificazione. Le scelte per il commercialista non mancano ma occorre sapersi orientare. Attenzione a distinguere i certificati BEC, ICFE e ILEC. I Business English Certificates (BEC) dimostrano l’abilità nell’utilizzo dell’inglese commerciale nel mondo del lavoro e sono disponibili in varie versioni a seconda della competenza linguistica del candidato. Il più specialistico ICFE (International Certificate of Financial English) approfondisce i temi della finanza internazionale, della contabilità e del fallimento (da tradursi bankruptcy law / insolvency law). Infine, sebbene sia nato per le esigenze degli avvocati, l’ILEC (International Legal English Certificate) è assai utile ai commercialisti nelle parti relative a contrattualistica, diritto societario e tax law.

Al di là dei certificati, la lezione one-to-one con un linguista esperto resta lo strumento più efficace di apprendimento. Gli incontri individuali consentono di personalizzare il percorso formativo, identificare le debolezze e porvi rimedio. Il mio consiglio è di sottoporre al docente i documenti in cui vi è capitato di imbattervi nel corso del vostro lavoro (clausole contrattuali, bilanci, email), per verificarne la traduzione e migliorarne lo stile.

Se ridimensionate le vostre aspettative potete iniziare da un corso e-learning, ma non sarà facile familiarizzare con l’uso del PC/Tablet come strumenti di apprendimento, se non siete abituati. È invece del tutto inutile la visione di film in inglese sottotitolati: passerete novanta minuti a leggere i sottotitoli, invece che a godervi lo spettacolo. Meglio allora la lettura di un breve articolo dell’Economist o di Newsweek, sempre aiutandovi con un dizionario mono-lingua.

Tra i corsi d’aula, infine, la scelta è se formarsi in Italia o all’estero.

Nel primo caso, ricordate che dal prossimo autunno EURO-CONFERENCE proporrà ai commercialisti italiani un corso specifico di inglese commerciale e finanziario, in collaborazione con la Scuola EFLIT. Se invece la vostra preferenza va ad una esperienza formativa intensiva all’estero mi permetto di consigliarvi il corso International Legal Practice che si tiene all’Università di Oxford dal 1 al 6 settembre 2014 ed è giunto ormai alla IV edizione. Il corso offre sia la terminologia linguistica quanto la simulazione di contesti professionali, tramite minigruppi incaricati di risolvere tasks tipici della vita di studio. Negli anni passati, numerosi commercialisti, avvocati e giudici -italiani e stranieri- hanno partecipato al corso apprezzando l’esperienza di vita comunitaria al Worcester College, lo stile formativo learn-by-doing e il networking tra professionisti dinamici e orientati all’internazionalizzazione.

Per saperne di più sul corso di Oxford e per spunti e terminologia sull’inglese commerciale visitate il sito di EFLIT: www.eflit.it