16 Settembre 2013

Ci vuole ben altro

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

Il primo sondaggio di Euroconference NEWS non poteva che essere dedicato agli interventi realizzati dal Governo in materia di Imu, atteso l’enorme carico di aspettative che sono state poste su questo tema in sede elettorale e nei primi mesi di questa (ennesima) travagliatissima legislatura.

Per non fare pagare la prima rata, il Governo ha varato un provvedimento con coperture per 2,2 miliardi e ha promesso un intervento della medesima portata per evitare il versamento della seconda rata, con la necessità quindi di reperire altri 2,2 miliardi.

Ma era effettivamente così importante ed urgente intervenire sull’Imu? O ci sono misure molto più significative che dovevano essere adottate (ma così non è stato)?

Venendo ai risultati del sondaggio, la maggioranza dei nostri Lettori è critica.

Il 52% ha scelto infatti la risposta “Ci sono ben altre cose da fare”, mentre il 19% lo ritiene “Un intervento giusto, ma vanificato dalle altre misure introdotte”: quindi complessivamente il 71% di chi ha risposto al sondaggio non valuta positivamente l’operato del Governo su questo fronte.

Di diverso avviso è il rimanente 29%: il 21% apprezza l’intervento senza “remore”, mentre l’8 lo ritiene giusto, anche se non prioritario.

Dovendo dire la nostra, non possiamo che ascriverci al gruppo, maggioritario sembra, degli scettici.

Anche noi siamo dell’opinione che l’intervento sull’Imu non fosse assolutamente la “priorità”, anzi, e che non è incoraggiante che il Presidente del Consiglio evochi come una delle principali conseguenze della eventuale caduta del Governo il fatto che in quel caso i contribuenti dovrebbero pagare l’imposta.

Le risorse messe su questo fronte, e quelle che dovranno essere reperite per mantenere le promesse fatte, le avremmo più volentieri collocate, ad esempio, sulla riduzione del cuneo fiscale e di quello previdenziale, vero freno alla ripresa dei consumi, o per scongiurare il temuto ulteriore aumento dell’aliquota Iva.

Il definitivo superamento dell’Imu, poi, con l’introduzione a partire dal 2014 della Service Tax è tutto da scoprire: non è detto, per utilizzare un eufemismo, che i contribuenti italiani staranno necessariamente meglio.

Innanzitutto la Service Tax verrà pagata da tutti i residenti, a prescindere dal fatto che siano o meno proprietari dell’abitazione in cui vivono, servendo a finanziare servizi di cui fruiscono tutti i cittadini. Alcuni sostengono che la nuova modalità di prelievo avvantaggerà i proprietari di prime case più costose, a scapito degli affittuari, e quindi potrebbe essere ancora più iniqua, incrementando la tassazione in capo ai ceti medi.

Dovrebbe essere poi gestita integralmente da parte dei Comuni, e questo ci preoccupa non poco.

Da un lato, come operatori del settore, perché fino a questo momento la sensazione è che sin qui il federalismo fiscale (all’italiana) si sia tradotto soltanto in una inutile (e costosa) moltiplicazione di adempimenti.

Dall’altro, come contribuenti, perché abbiamo vissuto in questi anni una “esplosione” del prelievo a livello locale, con addizionali comunali e regionali sempre più “esose”. Non è difficile immaginare che molti sindaci, privati dell’Imu, proveranno a far quadrare i conti con le addizionali, in attesa dei rimborsi dell’imposta sulla casa che dovrebbero arrivare dallo Stato.

Lo scenario quindi presenta poche luci e molte ombre, con la sensazione che in questa vicenda abbia prevalso la “ragion di Stato” e con essa le speranze di tenuta di un Governo sempre più appeso ad un esile filo.

Ci vuole davvero ben altro per sperare in un rilancio di economia e consumi.

 

A questo punto non ci resta che invitarvi a partecipare al nuovo sondaggio di questa settimana: dite la vostra sul redditometro e sulla sua adeguatezza come strumento di contrasto all’evasione.