28 Ottobre 2013

C’è bisogno di più equilibrio da parte degli Uffici

di Giovanni ValcarenghiSergio Pellegrino Scarica in PDF

 

Nell’ultimo anno si è parlato molto di semplificazioni del sistema tributario, che indubbiamente ha un livello di complessità elevatissimo: i risultati raggiunti sono al momento però davvero modesti (si veda il nostro editoriale su Euroconference NEWS del 14 ottobre).

A livello normativo il disegno di legge sulle semplificazioni è arenato in Parlamento e le prospettive non sembrano affatto buone, ed anche i provvedimenti attuati sul piano amministrativo dall’Agenzia non hanno sortito grandi effetti.

Esemplificativo al riguardo è il caso della c.d. comunicazione polivalente. Sono state accorpate cinque comunicazioni in un unico modello, mantenendo però per ciascuna la periodicità originaria: l’efficacia a livello di semplificazione degli adempimenti è quindi, ad essere onesti, pari a zero.

Nel corso del periodo estivo, quantomeno, l’Agenzia delle entrate ha emanato una serie di circolari che hanno assunto posizioni più “equilibrate” in relazione a diverse fattispecie, che hanno sempre rappresentato situazioni di grande conflitto con i contribuenti.

Ci riferiamo in primis alla circolare n. 21/E, che ha riaffrontato il tema delle eccedenze di credito risultanti da dichiarazioni omesse, rendendo più equilibrate le conclusioni raggiunte l’anno prima con la circolare n. 34/E/2012.

Poi la circolare 22/E in materia di fiscalità immobiliare, che, sebbene con colpevole ritardo, ha chiarito le modalità con le quali esercitare l’opzione per il passaggio di regime a seguito delle modifiche normative intervenute nel 2012.

E ancora la circolare n. 26/E, con la quale l’Agenzia ha fornito una visione organica della disciplina della deducibilità delle perdite su crediti, con alcune soluzioni interessanti (ed altre a dir la verità meno condivisibili).

Con la circolare n. 27/E, invece, sono state date indicazioni più “accettabili” in relazione a situazioni nelle quali pagamenti errati nel computo degli interessi e/o sanzioni, anche di pochi euro, hanno determinato conseguenze catastrofiche per i contribuenti (come il mancato differimento del termine di versamento delle imposte o il mancato perfezionamento del ravvedimento operoso).

Infine, la circolare n. 31/E: l’Agenzia ha fornito una soluzione, sebbene non semplicissima da attuare a livello pratico, per “gestire” nella determinazione del reddito d’impresa i componenti negativi (o positivi) non imputati nel corretto esercizio di competenza.

Molti documenti di prassi importanti, quindi, che dovrebbero portare ad un miglioramento nei rapporti fra Fisco e contribuenti, riducendo il tasso di litigiosità in relazione a fattispecie così frequenti e delicate.

Purtroppo però molti Colleghi (e ne abbiamo dato conto sulle pagine di Euroconference NEWS) ci segnalano che, a livello periferico, non tutti gli Uffici stanno seguendo le direttive impartite a livello centrale, persistendo in contestazioni che, alla luce delle circolari emanate, dovrebbero essere invece prontamente abbandonate.

Il rischio è che in questo modo si vanifichi lo sforzo interpretativo effettuato, penalizzando in modo ancora più “beffardo” i contribuenti che incorrono in tali situazioni.

L’auspicio non può che essere quello che le Direzioni Regionali veglino sull’operato degli Uffici più restii ad adeguarsi alle nuove indicazioni, evitando contenziosi che, se prima in alcuni casi sembravano addirittura insensati, adesso risulterebbero controproducenti per la stessa Agenzia.

Ci vuole più attenzione quindi, da parte di tutti, anche perché gli Uffici saranno tra breve chiamati ad affrontare la delicata prova del redditometro e soltanto un approccio maggiormente equilibrato può rendere l’azione dell’Amministrazione credibile.