2 Febbraio 2015

Bisogna che ciascuno si prenda le proprie responsabilità

di Sergio Pellegrino Scarica in PDF

Non si può certo non essere d’accordo, in linea di principio, con il Direttore dell’Agenzia delle Entrate quando afferma che “bisogna che ciascuno si prenda le proprie responsabilità”.

Il problema è che poi gli slogan vanno contestualizzati e allora la diversa visione delle “cose” tributarie fra Amministrazione finanziaria e professionisti emerge in modo evidente.

La frase in questione la Orlandi l’ha infatti rivolta a commercialisti e consulenti del lavoro, che si starebbero mettendo di “traverso” rispetto alla dichiarazione precompilata dei redditi, che il Direttore dell’Agenzia considera “la rivoluzione che cambierà la vita dei cittadini”.

“Dico no alle lobby sul modello 730”, titolava il Corriere della Sera venerdì, ma, senza voler essere partigiani, sembra che la rivoluzione promessa sia fatta “sulla pelle” dei professionisti.

Questo alla luce del fatto che, come dice il Direttore dell’Agenzia, “con la precompilata e il visto di conformità i contribuenti possono stare tranquilli, non avranno più fastidi e non dovranno preoccuparsi più di niente. Saranno gli intermediari rispondere dei controlli, delle sanzioni e delle imposte dovute. A meno che, ovviamente, i contribuenti non abbiano presentato documenti falsi”.

Il fatto che i commercialisti non si vogliano far carico del debito fiscale dei contribuenti è davvero un sottrarsi alle proprie responsabilità? Tocca a noi sostituirci prima allo Stato nei controlli, poi ai contribuenti nel pagare le imposte, se si è riscontrato qualche problema?

Io non credo davvero che sia così. Non difendo “riserve indiane” e penso che lo Stato fa bene a semplificare gli adempimenti dichiarativi dei contribuenti, emancipandoli dal sostenere un costo per la loro gestione. Quello che non posso accettare è però che lo faccia scaricando su di noi controlli e responsabilità: penso che questo compito tocchi alla Pubblica Amministrazione.

La frase sull’assunzione da parte di tutti delle proprie responsabilità, piuttosto, io l’avrei utilizzata proprio nei confronti del legislatore e della stessa Agenzia per fotografare la situazione attuale dei rapporti fisco-contribuenti: c’è un nuovo governo, un nuovo Direttore dell’Agenzia, ma nulla è cambiato nella sostanza per cittadini, imprenditori e professionisti, sui quali viene riversato non soltanto un carico fiscale ai limiti del sostenibile, ma anche l’inefficienza di un sistema inutilmente complesso.

Sembra che Governo e Amministrazione non riescano proprio a rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni e, in taluni casi, delle loro inazioni.

Sulle vicende grottesche dell’Irap e del nuovo regime forfettario per i piccoli contribuenti ci siamo soffermati nei precedenti editoriali: appare davvero incomprensibile come, di fronte ad interventi legislativi che non si presentano certo complessi dal punto di vista tecnico, siano stati prodotti testi normativi così carenti e questi siano confluiti, con tutte le loro manchevolezze, nella versione finale della legge di stabilità approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Ma anche l’inazione è in determinate situazioni non meno dannosa.

Mi riferisco in particolare all’incredibile vicenda delle nuove regole sull’inversione contabile, entrate in vigore dal 1° gennaio 2015 e che impattano in modo rilevante sull’attività di moltissime imprese.

Non è possibile che una novità normativa che incide così pesantemente su un adempimento quotidiano quale è la fatturazione sia avvolto da tante e tali incertezze interpretative: è il segno, l’ennesimo, di un sistema schizofrenico e autoreferenziale che ha perso completamente il contatto con la realtà che vivono imprese e professionisti.

Ciascuno si deve prendere le proprie responsabilità, si è detto, e allora non si capisce come l’Agenzia possa esimersi, così come ha fatto sino ad ora, dal dare un’interpretazione operativa di una disposizione che, nella sua sinteticità, si presta a molteplici differenti letture.

Nessuno fra noi, credo, si sarebbe aspettato che nelle due tradizionali videoconferenze di gennaio l’Agenzia avrebbe evitato del tutto l’argomento “più caldo” del momento, rifugiandosi su tematiche evidentemente meno insidiose.

Nel frattempo però il 16 febbraio si avvicina e i clienti ci chiedono cosa devono fare … e a noi non resta che prenderci, anche in questo caso, le responsabilità altrui.