12 Marzo 2014

Al Politecnico di Milano si parla di professionisti e tecnologia

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Lo ha detto anche l’Onorevole Luigi Casero, Vice Ministro all’Economia:La tecnologia è fondamentale per lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane.
Spesso si tratta di aziende di seconda o terza generazione che fanno fatica ad adeguarsi a questi strumenti. Ma oggi un’impresa performante deve guardare al mondo e non può farlo senza l’aiuto della tecnologia
”. La sede della dichiarazione è stata il Politecnico di Milano dove si è tenuto un convegno intitolato “Se parliamo di professionisti, in realtà parliamo di imprese!”.

Il tema dell’incontro si basava sul presupposto che il mondo delle professioni e quello delle imprese sono fortemente collegati. Il concetto stesso di impresa non può comprendere solo il soggetto giuridico in senso stretto, ma anche i circa 434 mila professionisti che per le micro e PMI italiane gestiscono importanti processi amministrativi, fiscali e legali. Di conseguenza l’impresa deve per forza di cose considerare anche queste categorie professionali e qualunque tipo di sostegno alle aziende dovrà necessariamente comprendere anche i professionisti.

La ricerca del Politecnico

Una ricerca condotta dal Politecnico tra settembre 2013 e metà febbraio 2014 su un campione di Avvocati, Commercialisti ed Esperti Contabili e Consulenti del lavoro ha messo in evidenza quanto la tecnologia possa rappresentare un fattore decisivo di spinta e crescita per il lavoro di queste realtà. “I soldi spesi in tecnologia dovrebbero essere addirittura detassati – ha affermato l’Onorevole Casero – perché si tratta di investimenti necessari per lo sviluppo della propria attività”.

“In realtà i requisiti per far crescere la propria attività in questo momento sono tre: digitalizzazione, specializzazione e internazionalizzazione.” Ha aggiunto Umberto Zanini, dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. “Intanto l’obbligo di fatturazione elettronica è già una realtà e impatterà nel sistema Italia e nella nostra categoria su circa 2 milioni di partite Iva. Dal 6 giugno 2014, l’idraulico che sostituisce il rubinetto di una scuola dovrà emettere fattura elettronica e molto probabilmente si rivolgerà a un professionista. È senza dubbio un’opportunità, ma la tecnologia bisogna governarla non subirla”.

 

Sommersi dalla carta

Claudio Rorato, responsabile della ricerca condotta dal Politecnico di Milano ha raccontato quanto sia ancora lontano il ruolo dell’ICT nella vita reale delle professioni. “Le Professioni esaminate si caratterizzano per la produzione di elevate quantità di documenti cartacei ai quali si collega un’intensa attività di gestione manuale degli archivi. In realtà, solo la metà degli Avvocati dichiara di avere problemi con la saturazione degli archivi, mentre per i Commercialisti e i Consulenti del Lavoro (60% circa) gli archivi sono almeno prossimi alla saturazione. Come intendono affrontare l’esigenza di contenere la carta prodotta e migliorare la gestione degli archivi? Il 42% dei Commercialisti, il 58% degli Avvocati e il 35% dei Consulenti del Lavoro pensano di scansionare i documenti cartacei, in modo da creare degli archivi elettronici, mantenendo la carta ancora all’interno dello Studio o ricorrendo a fornitori esterni. Solo il 26% dei Commercialisti, il 17% degli Avvocati e il 33% dei Consulenti del Lavoro stanno pensando di ricorrere alla conservazione a norma dei documenti già in PDF o trasformati in formato PDF da attività di scansione”.

La mobilità

Un’altra grossa sfida – continua Rorato – è quella di capire quanto lavorare in mobilità sia fattibile. I professionisti si stanno avvicinando con cautela allo svolgimento di alcune attività con strumenti mobili. Anche il mondo delle App sta guardando con grande interesse a quello delle Professioni per entrare nell’area lavorativa in modo più massiccio”.

Al momento il 42% dei professionisti intervistati trascorre almeno metà della propria giornata lavorativa fuori dallo studio. Ma quando sono in giro, questi professionisti lavorano tramite dispositivi tecnologici? I mobile worker più assidui, quelli cioè che occupano almeno la metà del proprio tempo lavorativo “esterno” utilizzando Smartphone, Tablet o PC portatili sono:

  • 12% Professionisti degli Studi Associati
  • 12% Avvocati
  • 8% Commercialisti
  • 3% Consulenti del Lavoro.

Le attività svolte più di frequente, escludendo dalla rilevazione coloro che trascorrono tutto il loro tempo all’interno dello studio, sono:

  • 19% gestione email
  • 17% navigazione Internet
  • 10% lavorazione di documenti
  • 9% consultazione di dati dello studio.

I dispositivi più utilizzati sono gli Smartphone, seguiti dai PC portatili e dai Tablet. I primi vengono usati prevalentemente per gestire le email (26%), i secondi per lavorare su documenti (26%), i Tablet, invece, per navigare su Internet (19%).

Fonte dei dati: www.osservatori.net