27 settembre 2016

Multitasking per abitudine o per forza?

di Laura Maestri Scarica in PDF

Non ricordo un incontro a cui ho preso parte negli ultimi tempi, in cui non si sia verificata una particolare situazione: tutti i partecipanti prima o poi distolgono l’attenzione dal dialogo e la focalizzano sul proprio cellulare, sul tablet o sul PC.

Ben poche persone oggi sono immuni dalla compulsione di monitorare continuamente i propri gadget elettronici: è di fatto accettata dai più l’impraticabilità di rimanere disconnessi per il tempo di un’intera riunione. Non ci si concede più il privilegio di dedicare tutta la nostra attenzione ad un unico evento, un unico argomento, un’unica persona.

È davvero necessario essere costantemente online? È un comportamento dettato da forza maggiore oppure è un’abitudine a cui non si vuole rinunciare? Forse si dovrebbe, almeno per salvaguardare la salute del proprio cervello, stando alle recenti ricerche di autorevoli centri di ricerca.

Gli effetti, perlopiù negativi, della tipica modalità multitasking sono materia di studio approfondito in diversi ambiti specialistici; fra questi: comunicazione, psicologia e Programmazione Neurolinguistica.

Uno studio pubblicato dal Journal of Experimental Psychology, ad esempio, redige i risultati di vari test a dimostrazione che una semplice distrazione di due o tre secondi è stata sufficiente a raddoppiare il numero di errori commessi dai partecipanti, impegnati in un lavoro.

Ciò significa che, quando si prende in mano il cellulare anche solo per verificare le chiamate perse, ci si mette nella condizione di vanificare, almeno in parte, le risorse di tempo e di impegno dedicate fino ad allora a quanto si stava facendo.

C’è di più: alla Stanford University hanno dimostrato che l’incessante passare da un’applicazione all’altra, da un’email a una chat, da una conversazione di persona a una virtuale, ha l’effetto di ridurre considerevolmente la capacità di concentrazione. Questo perché il cervello non è in grado di sostenere un carico troppo elevato di informazioni e, quando si supera la soglia sopportabile, non si riesce più a tenerle separate.

In altri termini, non si è più in grado di filtrare cosa sia importante e cosa invece sia irrilevante per la professione e, più in generale, per la propria vita. Le risorse neurali a disposizione non sono infinite, e quando si è bombardati da un sovraccarico di informazioni, si arriva a fine giornata esausti, perchè le abbiamo utilizzate tutte.

Dal punto di vista della PNL, distogliere l’attenzione dall’interlocutore per dedicarla all’accessorio tecnologico di turno ha un effetto negativo immediato: quando si è di fronte ad una o più persone, è addirittura sufficiente tenere il telefono sul tavolo per attivare una dinamica di distrazione e ridurre la sintonia (“rapport”) che tanto aiuta a creare un clima positivo e di fiducia fra le parti.

È davvero indispensabile mantenere la propria connessione attiva tutto il giorno? Oppure possiamo decidere di dedicarci al 100%, per il tempo che serve, alla persona che si ha di fronte?

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