12 aprile 2017

Guardami negli occhi (se ci riesci)

di Laura Maestri Scarica in PDF

Guardare continuamente negli occhi una persona mentre le si parla è un atto impraticabile. È facile notare che, mentre l’interlocutore sta raccontando ciò che vuole comunicarci, occasionalmente posi lo sguardo altrove, per poi tornare verso i nostri occhi. Allo stesso modo, anche noi ci ritroviamo a spostare occasionalmente le pupille quando conversiamo con qualcuno, come a cercare una maggiore concentrazione sull’argomento.

Questo riflesso inconsapevole ha una precisa spiegazione neurologica: il contatto visivo fra due individui inibisce la capacità di immaginare per rappresentazioni mentali, perché entrambe le attività impegnano lo stesso dominio cerebrale.

Quindi è concretamente impossibile visualizzare mentalmente ciò che vogliamo trasferire all’altro e contemporaneamente guardarlo negli occhi.

Recentemente, due ricercatori giapponesi hanno ulteriormente approfondito la ricerca, dimostrando che guardarsi reciprocamente negli occhi ha un effetto così stimolante sui propri processi cognitivi, che diventa molto impegnativo pensare in modo lineare mentre si fissa lo sguardo dell’altro.

Nell’articolo pubblicato su Cognition, Shogo Kajimura e Michio Nomura hanno dichiarato che, quando si è costretti a fermare lo sguardo su quello di un altro individuo, si ragiona con maggiore lentezza, perfino se l’interlocutore che ci osserva è riprodotto attraverso un video registrato.

Il contatto oculare assorbe parecchie delle nostre risorse cognitive, vale a dire quelle che ci servono, ad esempio, per parlare fluidamente. Questa è la ragione per cui più il nostro racconto è complicato, più frequentemente siamo costretti ad interrompere il contatto visivo per procedere con coerenza e fluidità nella nostra narrazione.

La Programmazione Neurolinguistica – la neuroscienza che si fonda sullo studio del linguaggio e dell’influenza che esso ha sul comportamento umano – insegna che tutti muovono gli occhi in modo inconsapevole per accedere alle proprie informazioni: generalmente per recuperare i ricordi lo sguardo si dirige in alto a sinistra, mentre per creare un’immagine (quindi per costruire o inventare) lo sguardo vola verso l’alto sulla destra.

Pur essendo una regola suscettibile di svariate eccezioni (non ultima, le persone mancine prevalentemente si comportano in modo esattamente opposto), l’osservazione dell’accesso oculare è comunque un buon indizio per capire se la persona stia ricordando un evento realmente accaduto, o se invece lo stia inventando di sana pianta.

Quando si parla in pubblico, anche riferendosi ad un piccolo gruppo, è importante scambiare lo sguardo con ogni singolo ascoltatore, affinché ognuno si senta partecipe e personalmente coinvolto, ritrovando maggiore motivazione ad ascoltare con attenzione.

Comunicare bene in pubblico